Gravina out, ma non è finita: andrà in pressing sul governo per i mancati aiuti

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Il presidente federale dimissionario non vuole ricoprire il ruolo del semplice gestore fino alle elezioni del 22 giugno, ma tenere accesi i riflettori sulla sua agenda di riforme più volte scritta e più volte rimasta al capitolo delle buone intenzioni

Guglielmo Buccheri

Giornalista

3 aprile - 00:11 - MILANO

I due governi Conte, l'esecutivo Draghi e la legislatura Meloni: la vita di Gabriele Gravina sulla poltrona della Figc è racchiusa in uno spazio temporale ampio, profondo, drammatico. Sette stagioni e mezzo sono una finestra invidiabile perché occorre mettere in campo una spiccata abilità politica per rimanere in piedi e farlo quando tutto attorno va di traverso: Gravina lo ha fatto fino alla spallata finale nel freddo di Zenica. Ai palazzi della politica romana guarderà, adesso, per uscire di scena con un colpo d'ala che gli restituisca un ruolo non di semplice gestore prima del voto del 22 giugno: il pressing di un amareggiato Gravina sul governo avrà come obiettivo quello di tenere accesi i riflettori sulla richiesta degli sgravi fiscali su chi investe sui giovani, sulle infrastrutture, sul movimento femminile, su una norma che sostituisca l'addio al vincolo sportivo per impedire la fuga dei nostri talenti all'estero, l'un per cento del diritto d'autore per le scommesse da utilizzare per i vivai, il ripristino del Decreto Crescita dal valore più alto. Un'agenda più volte scritta e più volte rimasta al capitolo delle buone intenzioni, come l'annunciata riforma dei campionati. 

tentativi a vuoto

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La prima fumata bianca cade il 22 ottobre del 2018: l'orizzonte si restringe perché, improvvisamente, il mondo fa conoscenza con il Covid."Non sarò io il becchino del calcio italiano... Abbiamo già perso 500 milioni", dice, quando altrove i campionati chiudono, ma da noi no se non a tempo: è il numero uno della Figc ad annunciare che il 13 giugno del 2020 si riparte con Juventus-Milan semifinale di Coppa Italia e che il 22 il campionato si rimetterà in moto centodue giorni dopo Sassuolo-Brescia. Gravina ha il 97,2 per cento come responso dalle urne e sfida chi vorrebbe tirare giù la saracinesca sul calcio cristallizzando lo status quo: l'andamento dell’epidemia fa il suo corso, dentro gli stadi vuoti si torna a giocare. La prima volta al vertice della Federcalcio nasce dopo il commissariamento e da quella che per molti è una "staffetta" tradita: per uscire dall'impasse elettorale, Gravina e l’attuale presidente della Lega Dilettanti Sibilia si accordano per passarsi il testimone in via Allegri. Risultato? L'ormai ex numero uno della Figc si ricandida e il 22 febbraio del 2021 ottiene la seconda fumata bianca: si apre, così, la legislatura della gioia di Wembley e del buio di Palermo quando la Macedonia del Nord ci chiude le porte della finale playoff con il Qatar in palio. Qui la natura politica prevale su quella sportiva: Gravina non si dimette e chiede al ct Mancini di fare altrettanto forte del consenso nel consiglio federale. 

riforme

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Sul tavolo, torna il tema delle riforme e torna d'attualità la riduzione delle squadre professionistiche, ben 100, in ossequio alla sostenibilità del sistema: Serie A da 20 a 18, anzi no, meglio dedicarsi al dimagrimento delle altre due leghe, ma sono solo buone intenzioni e tali rimangono. L'11 marzo 2024 viene fissata l'Assemblea straordinaria con ordine del giorno proprio quelle riforme giudicate necessarie per ridare fiato al nostro pallone: l'11 marzo non si svolgerà nessuna assemblea alla cui riuscita Gravina aveva legato la sua stessa credibilità sul delicato tema. Un anno dopo, poco meno, ecco la terza fumata bianca ancora più ingombrante, forse la più ingombrante: il consenso sale fino al 97,8 per cento. All'opposizione, ormai, resta soltanto il "nemico" giurato Claudio Lotito e, in parte, Aurelio De Laurentiis. Tre sono stati i suoi commissari tecnici. Primo: Roberto Mancini. Secondo: Luciano Spalletti. Terzo: Rino Gattuso. 

la rottura col mancio

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Il rapporto con Mancini nasce per caso perché la scelta fu del commissario straordinario Fabbricini su suggerimento del vice Costacurta e il rapporto si rompe in modo traumatico, a Ferragosto del 2023 quando il ct gli fa comunicare che andrà in Arabia dopo aver negato una tale ipotesi a cena la settimana prima. Il legame con Spalletti ha resistito al fallimento degli Europei 2024, i peggiori della nostra storia per come li abbiamo vissuti. Quello con Gattuso è storia di ieri. Gravina esce di scena da vicepresidente Uefa e dall'Uefa ha ottenuto l'organizzazione di Euro 2032 a metà con la Turchia: loro, i turchi, hanno già individuato i cinque stadi sedi delle gare, noi avremo tempo fino al prossimo ottobre per scremare la lista delle città candidate. Ce la faremo? Dovremo farcela per non arrossire: nei tre mandati di Gavina, l'opportunità di ospitare un grande, grandissimo evento è il risultato più pesante. Guai a sgonfiarlo, guai a non rispettare le scadenze, serve il fondo per gli stadi da 100 milioni. Il freddo di Zenica fa calare il sipario su una stagione lunga 7 anni e mezzo.

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