L'americano bissa il successo del 2023. A Shinnecock Hills supera Burns e Scheffler. Delusione McIlroy
È Wyndham Clark il campione Us Open 2026. A Shinnecock Hills, vicino a New York, l’americano di Denver ha bissato il successo del 2023 e si è iscritto al club dei grandi, perché vincere un Major può anche essere un caso, ma farlo due volte e su un campo così difficile è più di una conferma, è una consacrazione. Ha mandato agli archivi uno score totale di 276 punti (-4; 64, 69, 70, 73). Per lui è la quinta vittoria sul Pga Tour e che due di queste siano arrivate allo Us Open sono la testimonianza di un carattere di ferro. Sembrava decisivo il birdie alla 16 che pareva allontanare le speranze di rimonta di chi lo inseguiva: Clark aveva iniziato il quarto giro con 6 colpi di vantaggio rispetto al secondo, Scottie Scheffler, e per tutta la giornata aveva fatto temere il peggio vedendo svanire il proprio tesoro poco alla volta, fino a quando lo scarto era diventato di una sola lunghezza. Alla 16 il birdie lo portava davanti di due, poi alla 17 un bogey ha rimesso tutto in discussione e si è presentato sul tee della 18 con il vantaggio minimo. Ma è in quei momenti che si vedono i veri campioni: il par finale è bastato a garantirgli il successo e una festa che si annuncia infinita.
la psicologa
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Wyndham Clark non è un beniamino del pubblico, per usare un eufemismo. Sui social spesso viene insultato da soliti odiatori del web, la sua colpa è di saper controllare poco la rabbia: al Pga Championship dello scorso anno lanciò dietro di sé il driver dopo un brutto colpo e un mese dopo allo Us Open ruppe un armadietto per la delusione di aver mancato il taglio. E visto che seduti in poltrona sono tutti bravi a dar lezioni, ecco che sparare su Clark è diventato uno sport molto popolare negli Usa. Ma per uno come lui che ha perso la mamma quando aveva appena 19 anni, la mamma che lo aveva portato a giocare a golf quando ne aveva appena 3 e che era sempre stata la sua prima tifosa e il motivo che lo spingeva avanti, per uno come lui che ha passato simili tragedie e da queste è stato rinforzato, le cattiverie social sono solo rumore di fondo. Per rimettere insieme i pezzi della sua vita e della sua carriera si fa seguire da tempo da una psicologa, Julie Elion, che lo segue anche in campo pratica per dargli consigli. Odiatori da tastiera a parte è innegabile che a Shinnecock il pubblico abbia fatto il tifo per i suoi rivali impegnati in un clamoroso tentativo di rimonta, Sam Burns e Scottie Scheffler. Il numero 1 al mondo però ha pagato davvero caro, per tutta la settimana, una forma un po’ discutibile sui green. E se non funziona il putt non si vincono i tornei. Sam Burns è arrivato secondo, l’anno scorso era entrato sulle ultime nove buche dello Us Open con tre colpi di margine e poi aveva buttato via tutto il vantaggio davanti a un super prestazione di JJ Spaun che l’aveva superato. Stavolta ha iniziato l’ultimo round a sette colpi dal leader, Clark, e ha sperato fino all'ultimo respiro di eguagliare Arnold Palmer che era stato l’ultimo a recuperare un simile svantaggio nel 1960. Burns si è dato due possibilità di birdie alla 17 e alla 18, ma le ha sprecate entrambe e il -3 finale non è bastato. Al quarto posto anche Keith Mitchell che ha uno realizzato uno score storico con 4 giri in par (70, 70, 70, 70) cosa mai fatta da nessuno in 126 edizioni dello Us Open.
campo maledetto
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Nel 2023 Clark aveva vinto con un colpo di vantaggio su McIlroy e tre su Scheffler. Una situazione non troppo diversa da quella di Shinnecock dove ha battuto Burns di 1 e il coreano Tom Kim di 3. C'è da dire che Shinnecock Hills ha fatto il suo dovere di “mangiacampioni”. Il bellissimo campo di Long Island, a un paio d’ore d’auto da Manhattan, ha confermato la sua fama di percorso maledetto. Tanto vento, green duri, rough alto e punitivo, pendenze traditrici. Non è un caso se solo tre giocatori hanno chiuso il torneo sotto par. Del resto lo Us Open viene sempre organizzato per essere il più difficile dei 4 Majors e Shinnecock è già ostico di suo, non ha bisogno di strane invenzioni per mettere in difficoltà i giocatori. È l’unico campo che ha ospitato lo Us Open in tre secoli diversi – la prima volta nel 1896, poi nel 1986 e 1995, infine nel 2004, 2018 e appunto quest’anno – e solo i migliori sono capaci di domarlo. Il disegno è ancora quello di William Flynn del 1931, uno spettacolo della natura e della capacità dell’architetto di rispettarla. Prima di ieri solo in 4 giocatori in cinque edizioni erano stati capaci di giocare sotto par. Ieri altri 3.
brutto weekend
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Mediocre il torneo di Rory McIlroy che per tutta la settimana ha alternato grandi colpi a strafalcioni davvero gravi, ma tipici del suo gioco. Ben messo alla fine del primo giro, in difesa nel secondo, il sabato e la domenica ha lasciato in campo 6 colpi (+ 3 entrambi i giorni) che l’hanno tenuto lontano dalla parte alta del leaderboard. Però quest’anno ha già vinto il Masters, può consolarsi pensando alla sua collezione di Giacche Verdi. E poi c’è ancora TheOpen il mese prossimo al Royal Birkdale di Liverpool per rifarsi.
una buca maledetta
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Pazzesca la storia di Joaquim Niemann, giocatore cileno che questa settimana sarà all’Open d’Italia. Il suo è stato un ottimo torneo, avrebbe potuto anche vincere se non fosse incappato in una disavventura il primo giorno alla buca 6, un par 4 che lui ha chiuso in 9 colpi per colpa di due drive finiti fuori limite. Preso dalla rabbia e ha scagliato lontano il ferro che aveva in mano, con il risultato che i giudici gli hanno inflitto due colpi di penalità per “cattiva condotta” così il suo 9 si è trasformato in un 11. Sette colpi persi in una sola buca. Ha finito il torneo a +1 al settimo posto, avesse fatto semplicemente par a quella buca avrebbe chiuso a -6, in zona vittoria. Ma la storia non si fa con i se… Come ha detto lui stesso: “Se mia nonna avesse avuto le ruote sarebbe stata un tram…”.
un solo italiano
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Filippo Celli aveva strappato la qualificazione allo Us Open con un terzo posto alle Final Qualifying di metà maggio. Purtroppo, l’unico azzurro in campo non è riuscito a passare il taglio per un solo colpo. Era il suo primo Major da professionista – aveva giocato TheOpen a St.Andrews da dilettante – e ha pagato l’emozione soprattutto il primo giorno, chiuso con un doppio bogey, cinque bogey e due birdie. Non è bastato poi un buon secondo giro chiuso in par.
il regalo
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Che cosa può esserci di più bello che fare da caddie al proprio figlio al debutto nello Us Open. Il 21 giugno negli Stati Uniti è la festa del papà e il giovanissimo Miles Russell ha fatto un regalo davvero speciale al suo. Russel è un dilettante, ha solo 17 anni, ha è riuscito a passare il taglio e a giocare nel week end. All’ultima buca ha sorpreso suo padre, quando il suo caddie – Ramon Bescansa - ha portato le mazze fuori dalle corde, si è tolto la pettorina e ha consegnato tutto a papà Jose che, emozionatissimo, ha accompagnato il figlio lungo tutta l’ultima buca. Miles Russell aveva ottenuto il permesso dall’USGA. Joe Russell non era a conoscenza del piano. Russel ha chiuso al 39° posto con un +7 totale di assoluto rispetto. Se gioca così a 17 anni chissà che cosa potrà fare da grande. E quanti regali potrà fare al papà…








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