racconto
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Max è già stato a Napoli nella stagione 1997-98. Un'annata sfortunata, conclusa con la retrocessione in B. I suoi ex compagni ricordano: "Era già allenatore in campo, si divertiva, aveva un bel sinistro, sapeva quando c'era da essere serio e quando no. Poi Galeone fu esonerato e lui con Montefusco non si prese..."
Napoli, maggio 1998. In una pizzeria del centro, seduti fuori, ci sono cinque o sei ragazzi che discutono animatamente. Si parla di tattica. Loro di mestiere fanno i calciatori, giocano nel Napoli e in quel momento si trovano in piena lotta salvezza, con un piede nella fossa. Nel gruppetto ce ne è uno particolarmente agitato, muove bicchieri e posate come fossero pedine sulla lavagna in spogliatoio. Si chiama Massimiliano Allegri, fa il centrocampista, ma studia già da allenatore. “Non stava fermo un attimo - ricordano i compagni di quella squadra -, anche a tavola. Si vedeva che era pronto quel tipo di carriera. In più, il ruolo l’ha aiutato”. Dal centro del campo alla panchina: a cambiare è stata solamente la prospettiva.









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