La ripresa dei flussi di navigazione nello Stretto di Hormuz resta un'operazione complessa.
Nonostante l'assenza di dettagli dell'accordo tra Stati Uniti e Iran, secondo gli esperti tornare ai livelli pre-crisi è sempre meno probabile, soprattutto a causa della "congestione" che si è andata a creare dentro e fuori dallo Stretto.
A pesare soprattutto sulle decisioni dei marittimi sono i nodi delle mine presenti nel tratto di mare e sulle ipotesi di pedaggi. Per una bonifica completa dello Stretto di Hormuz in grado di rimuovere le mine sarebbero necessari tempi tra i tre e i sei mesi. Una stima che, secondo Gian Enzo Duci, docente all'Università di Genova di economia e management marittimo e portuale, non impedisce completamente la navigazione nello Stretto. "Ci sono - ha spiegato - due aree prossime all'Oman e prossime all'Iran in cui non ci sono mine e le navi riescono a transitare. Questo però non agevola una soluzione a breve termine". Anche l'introduzione di un sistema tariffario graverebbe ulteriormente sui transiti, ma, spiega Confitarma, si tratterebbe di un'ipotesi che violerebbe le Convenzioni internazionali sul mare e "creerebbe un precedente pericolosissimo per la navigazione". "Qualunque ipotesi di pedaggio - dice il direttore generale dell'associazione - è fuori discussione". Si tratterebbe, inoltre, di un extra-costo che andrebbe ad aggiungersi ad altre difficoltà logistiche, come l'ingente mole di navi che potrebbe ricominciare a transitare nello Stretto, se non fosse definito un percorso preferenziale, e l'eventualità che alcune infrastrutture portuali possano essere danneggiate. Secondo l'Università di Genova "non si potrà pensare che il primo giorno possano uscire" dallo Stretto "40 milioni di barili di petrolio".
Anche per quanto riguarda la stima riguardo gli effetti concreti sui costi logistici di petrolio e Gnl i tempi rischiano di essere lunghi: fino a oltre un anno per poter raggiungere un avvicinamento allo stato pre-crisi. "Qualche cosa si muoverà già nella prima fase - ha ipotizzato Duci -, ma su valori quantitativi distanti da poter avere un effetto significativo".
"La logistica - ha sottolineato Sisto - ha una sua flessibilità naturale. Se si blocca un flusso storicamente consolidato la logistica si riposiziona". Ciò però rischia di non tradursi necessariamente nella totale ripresa dei transiti marittimi sulle stesse rotte.
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