Classe 2007, già in orbita prima squadra, convertito al calcio per amore di Belotti, è il prossimo grande gioiello del vivaio romagnolo
Andrea Barilaro
17 marzo - 17:32 - MILANO
Premessa. Il Cesena è una sorta di Athletic Bilbao d’Italia, solo che ai giocatori baschi vengono preferiti i romagnoli doc devoti alla piada crudo e squacquerone. “Perché noi prediligiamo i ragazzi del nostro territorio, significa ridare qualcosa alla comunità”, aveva raccontato alla Gazzetta il dg Corrado Di Taranto. Insomma, Romagnols first: prima i romagnoli. Esistono però le eccezioni. A dire il vero non poi così tante, ma com’è il detto? Pochi ma… buoni. Anche se definire Filippo Galvagno “buono” è forse un po’ riduttivo, perché dietro al capello a caschetto, lo spiccato accento piemontese e le spalle larghe si nasconde un nove di razza di 19 anni (2007) tutto istinto, senso del gol e… tanti gol. A spanne, poco più di 150 reti in cinque anni. Se non vi sembra abbastanza wow, pensate che Galva viene da un paesino di mille anime nelle Langhe piemontesi, fino a tre anni fa giocava nei dilettanti e ora si ritrova in lizza per il titolo di capocannoniere di Primavera 1, cioè la Champions del calcio giovanile. Di più: ha già due panchine in Serie B e lo step successivo farebbe rima con esordio…
profilo
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A proposito di esordio, la voce del popolo ha sentenziato: Filippo Galvagno in prima squadra. E pure in fretta. Discorsi da lunedì mattina sui social, il bar sport del nuovo Millennio visto che il profilo di Galva è stato letteralmente preso d’assalto dai tifosi del Cesena. “Mettetelo in prima squadra”, ha commentato il tifoso A. “Nella prossima stagione voglio Galva in prima squadra”, ha sentenziato il tifoso B. Il senso di tutto quanto è arrivato dal tifoso C: “Bomber di razza”. E in effetti bomber lo è davvero. La stirpe è quella degli Inzaghi: non importa il ‘come’, l’importante è gonfiare la rete punto e stop. Segna tanto e in tanti modi, vede e sente la porta come pochi alla sua età, conta tutti i gol e fortuna che è nativo digitale altrimenti chissà quanti block notes ammassati sul comodino in cameretta. Ora i numeri. Da quando gioca al Cesena ha segnato 35 reti, tutte in gare ufficiali: dieci il primo anno, tredici il secondo e dodici il terzo. L’ultimo, numero in continuo aggiornamento visto che ha davanti tutto il rush finale per ritoccarlo ulteriormente. E magari pure attaccare il titolo di capocannoniere: i primi sono lontanini (Vermesan del Verona, Mikolajewski del Parma e Francisco del Lecce ne hanno segnati sedici), ma quando c’è di mezzo il Cesena dei miracoli (quarto posto a sole tre lunghezze dalla capolista Roma!) sognare è più che lecito.
paffutello
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Ma come gioca Filippo Galvagno? “È una prima punta tipo quelle che c’erano una volta. Un attaccante che vede la porta e strutturato fisicamente: lo paragonerei a Christian Vieri”. Sono le parole di Giuseppe Zucco, suo allenatore per tre anni ai tempi del Chieri e oggi al Novara U15. Come tanti, anche Galva aveva appiccicata addosso l’etichetta del predestinato: “Da piccolo era un po’ paffutello (ride), irriconoscibile rispetto ad ora! Però il potenziale era enorme, soprattutto parlando del tiro. Lui si girava e boom, calciava subito. Il tutto con una semplicità disarmante: avremmo vinto non so quante partite così…”. Una in particolare l’ha ‘consacrato’ a livello giovanile: “Erano i tempi degli Esordienti - prosegue mister Zucco - e giocavamo la finale di un torneo importante. E cosa succede? Fili prende palla, calcia da tipo trenta metri e mette il pallone sotto la traversa. Colpi così li ha sempre avuti”.
repertorio
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Due parole sul tiro perché Galva calcia già da adulto: forte, preciso, sa come lasciare andare bene la gamba e il bello è che inquadra quasi sempre la porta. A completare il repertorio un gran colpo di testa, sponde come si deve e attacco della profondità coi tempi giusti. L’asterisco lo riassume mister Zucco: “A livello tecnico doveva crescere”. Ancora oggi è il suo tallone d’Achille, al punto che in spogliatoio è nato addirittura un meme legato alle sue capacità di stoppare il pallone. Sui canali social del Cesena ha risposto: “Ormai è così. Anche se ne sbaglio solo uno, si fissano su quello. Ma lo prendo come scherzo”, ha detto Galva. Che intanto fa parlare il campo e insomma, a tal proposito c’è ben poco da dire.
paginate
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Viceversa, sul ragazzo si potrebbero scrivere paginate. Prendete anche solo il paese di nascita: Monforte d’Alba, provincia di Cuneo, uno dei paesi dove si produce il Barolo. E da buon monfortese, dopo le medie ha scelto la scuola enologica. Per la serie: al mattino studio come fare il vino, poi nel pomeriggio mi alleno per capire come ubriacare i difensori avversari. Ironia della sorte, anche in quel di Cesena ha trovato il modo di non abbandonare l’altra passione oltre al calcio, visto che è iscritto all’istituto agrario indirizzo… enologico. E sì, il piano B eventualmente ce l’ha già pronto.
chicche
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Altre due chicche. Uno: prima di fare ammattire i difensori guidava le mountain bike e non era niente male, tanto che sulla mensola di casa conserva ancora qualche trofeo vinto a livello giovanile. Una sorta di piccolo Mathieu Van der Poel, poi però quando s’è fatto avanti il calcio è stato good bye secco alle due ruote. Chicca numero due: i primi passi li ha mossi al Langa, poi è passato al Chieri dove hanno iniziato a chiamarlo ‘Gallo Galvagno’. Il motivo è fin troppo intuitivo: Andrea ‘Gallo’ Belotti, idolo di infanzia e all’epoca simbolo e capitano del ‘suo’ Torino, squadra che andava a seguire ogni domenica allo stadio insieme a papà Marco. E qui ritorna mister Giuseppe Zucco: “Si ispirava a Belotti, quando segnava, e capitava spesso, faceva sempre questo gesto del Gallo: lo ricordo come se fosse ieri, prendeva sempre spunto”.
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In sintesi, questo il percorso di Galva: Langa Calcio, Chieri e Cesena. In mezzo alle ultime due, giusto fare un appunto perché nell’estate del 2023 lo volevano un po’ tutti: Genoa, Virtus Entella, Cremonese, Pisa. Alla fine è finito in Romagna, dove si è presentato con cento e passa gol nei dilettanti che male non fanno. “Mi hanno subito colpito ospitalità e calore delle persone”, ha dichiarato ai canali social del club bianconero. Il grande salto è arrivato anche abbastanza tardi, o comunque dopo rispetto a quello che sarebbe il percorso lineare per chi sogna di fare il calciatore. Ma la sua storia è la rivincita dei buoni e dei lavoratori, nel senso che Galva ci ha creduto dal giorno zero, s’è fatto sempre ben volere da tutti e in un batter d’occhio si è ritrovato pure con la maglia azzurra addosso. E se non è una bella storia questa…
ragazza
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Ancora l’ex allenatore Zucco: “Se mi sarei aspettato di vederlo in Nazionale? Cinque anni fa direi di no. Però quando ho notato che iniziava a carburare, soprattutto quest’anno, sinceramente un po’ ci speravo”. Finora a cv ha uno spezzone contro la Spagna e un altro pugno di convocazioni. L’obiettivo a breve termine sono i playoff per volare agli Europei U19, in programma questo marzo in Calabria. Nell’ultima in casa contro il Milan si è visto in tribuna Alberto Bollini, ct dell’Italia U19: risultato 3-2 per il Cesena, gol decisivo di… Galvagno. A posteriori, un indizio decisivo perché tra i convocati c’è anche lui. E che sia anche l’occasione giusta per dedicare un altro gol, l’ennesimo, alla fidanzata Chiara? “È una figura importante per me”, dice lui. D’altronde, quando ti ricapita di segnare in Nazionale e dedicare la rete alla tua ragazza?









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