Fonseca sfida Alcaraz a Miami. Ma è davvero un "piccolo Sinner"?

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Dopo aver battuto Marozsan nel primo turno, il brasiliano a mezzanotte affronta il numero uno al mondo. Ecco perché il paragone con Jannik (che lo ha battuto a Indian Wells) non è così azzardato

Luigi Ansaloni

20 marzo - 14:37 - MILANO

Joao Fonseca contro Carlos Alcaraz. Il secondo turno dei sogni nell'Atp 1000 di Miami è servito, con il brasiliano (vincente all’esordio in Florida contro l’ungherese Marozsan) che dopo il numero due del mondo, Jannik Sinner, affrontato a Indian Wells, incrocerà le racchette contro il numero uno della classifica. Appuntamento alla mezzanotte ora italiana. Dritto che incenerisce, servizio che impensierisce, velocità di palla supersonica. Joao Fonseca, 19 anni, è davvero il nuovo fenomeno del tennis mondiale. Un piccolo grande campione che sembra davvero un "piccolo Sinner", con una somiglianza impressionante con il Jannik giovane. L'attuale numero due del mondo adesso è un giocatore completamente diverso, per ovvi motivi, a quello che era qualche anno fa, ma sono davvero tanti i punti di contatto in campo tra l'altoatesino di qualche tempo fa e il brasiliano. 

talento

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I due si sono scontrati negli ottavi di Indian Wells, dove Sinner ha vinto giocando due splendidi tie break, ma Fonseca ha messo un mostra tutto il suo armamentario, impressionando non poco. Come il Jannik "ragazzo", il sudamericano ha una facilità di accelerazione incredibile. Soprattutto col colpo naturale, il dritto, può davvero combinare sfracelli, se è in giornata. Il Sinner ventenne lasciava andare con molta più facilità il colpo, difficilmente c'erano mezze misure: o tutto o niente, o dentro le righe o fuori. Così sembra fare Fonseca, che martella senza soluzione di continuità da fondo campo in un modo estremamente aggressivo. Troppo, forse, in certi frangenti della partita, dove Joao sembra non conoscere le mezze misure. Se però il dritto è in stato di grazia come lo è stato a Indian Wells, e dunque rimane più dentro che fuori, Fonseca diventa difficilmente arginabile. C'è riuscito Sinner, mostrando una capacità difensiva eccezionale, degna di un fuoriclasse come lui, ma anche lui ha dovuto faticare non poco. Ovviamente il livello è ancora altalenante, di Joao, proprio come lo era Jannik qualche anno fa, in una naturale evoluzione di crescita. Il problema di Fonseca non è certo la fase propositiva del gioco, visto che anche il servizio fila via che è una meraviglia, con la combinazione "+1" del dritto in uscita veramente micidiale e che fa male a tutti. Combinazione che il brasiliano usa a più non posso, in modo da poter essere sempre in controllo dei punti. Quando questo non va, però, Fonseca entra nel pallone, avendo ancora pochi altri piani a disposizione.

punti deboli

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Il rovescio è ottimo e regge bene in diagonale, ma si è visto nella partita con Sinner quanto fosse importante per lui spostarsi comunque dalla parte del dritto per cercare di fare male. In difesa, quando viene attacco, ancora mostra dei difetti e margini di miglioramento notevoli. In questo, è diverso dal Sinner ventenne, che pur preferendo aggredire l'avversario spesso a testa bassa, sapeva difendersi e ribaltare lo scambio con più facilità. Quello che Fonseca non ha, e non avrà mai, è il clamoroso anticipo sulla palla di Jannik, quella capacità di colpire un attimo prima rispetto a tutti gli altri, con tutti i vantaggi del caso. Quello è un dono naturale che si può insegnare fino a un certo punto, che rende quasi unico il gioco del numero due del mondo, che grazie a questo ha una risposta unica e efficace al massimo. Cosa che ha sempre avuto e che manca a Fonseca, che in quel fondamentale soffre e non poco. Il sudamericano e l'altoatesino in comune hanno anche una certa fragilità fisica in gioventù. Jannik ha risolto nel corso degli anni, mettendo su muscoli in maniera graduale per aver un fisico pronto alla battaglia, mentre diversa è sembrata la filosofia di Fonseca, che nel giro di pochi mesi ha messo molta massa in ogni parte del corpo, cosa che ha pesato un pò sul suo inizio di stagione, con infortuni e malanni varie.

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