Il tedesco Nmecha, autore del primo gol, è andato allo stadio con una Bibbia: "Siamo avversari, ma prima di tutto fratelli cristiani. Abbiamo fatto una piccola preghiera insieme e ne siamo orgogliosi"
Paul Hubbard, da lassù, avrà sorriso commosso. La storia dell’huddle - i giocatori in cerchio prima o dopo le partite - nasce da un eccesso di furbizia. Paul era il quarterback della Gallaudet University di Washington. Nell’autunno del 1894 affrontò una squadra di giocatori sordi, così radunò i suoi in un cerchio a metà campo per non far vedere i gesti di campo agli avversari. Dopo cent’anni e passa siamo ancora qui a parlare di “huddle” e delle sue evoluzioni. L’ultima, simbolica e di spessore, si è vista domenica allo Houston Stadium alla fine di Germania-Curaçao.
il gesto
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Alcuni giocatori delle due squadre si sono radunati nel famoso cerchio inventato da Paul per pregare insieme, abbracciati. L’ha svelato Felix Nmecha nel post partita, autore del gol dell’1-0 e del rigore guadagnato con astuzia nel primo tempo, lo stesso che si è presentato allo stadio con una bibbia che stava leggendo sul pullman che ha accompagnato la squadra al terreno di gioco. “Siamo avversari, ma prima di tutto siamo fratelli cristiani. Ogni volta che scendo in campo, non lo faccio per me stesso, ma per dare gloria a Dio. Abbiamo fatto una piccola preghiera, insieme, e ne siamo orgogliosi”. Della Germania c’era anche Jonathan Tah, centralone del Bayer Monaco, mentre di Curaçao erano in cinque: Joshua Brenet, Jeremy Antonisse, Gervane Kastaneer, Jurien Gaari e Kenji Gorre. Dopo aver perso 7-1 al debutto Mondiale, i ragazzi del Mar dei Caraibi si sono radunati insieme, a centrocampo, andando oltre la rivalità di gioco. I giocatori di Advocaat avevano pregato anche prima della partita. Lo chiamano “huddle”, che in italiano sta per “raggrupparsi”, ma è la vita.










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