Il pilone azzurro coi Saints ha sconfitto Exeter nella finale della Premiership. Ora prepara con l'Italia a L’Aquila il Nations Championship: "Northampton vive il rugby in maniera pazzesca. Sul cibo invece… Per fortuna ho il mio Italian Corner"
Roberto Parretta
24 giugno - 11:54 - MILANO
Dal titolo in Inghilterra all’azzurro. Dalla festa di Northampton al raduno a L’Aquila, poi subito partenza per il Giappone e per la fase estiva del Nations Championship. Giorni intensi quelli di Danilo Fischetti, 28enne pilone romano, reduce dal trionfo nella finale di Premiership con i suoi Northampton Saints, vittoriosi sugli Exeter Chiefs degli altri tre azzurri Andrea Zambonin, Ross Vintcent e Stephen Varney. Anche se da quelle parti sono abituati a vincere, la festa per la Premiership a Northampton è stata eccezionale: “Pazzesca. Abbiamo fatto la sfilata sui pullman scoperti. Ce n'era uno per noi giocatori, uno per lo staff e uno per alcuni tifosi. Appena usciti dal campo c'erano persone ovunque, hanno creato un corridoio umano che ci ha accompagnati fino al centro della città”. Prima di Fischetti e degli altri due italiani in rosa, l’ala Edoardo Todaro (13 presenze e 10 mete prima del grave infortunio) e il tallonatore Marco Manfredi (3 presenze), altri 9 avevano conquistato il titolo inglese. Il record assoluto è di Martin Castrogiovanni che con i Leicester Tigers ha messo assieme 5 trionfi, l’ultimo prima di Fischetti era stato Marco Riccioni con i Saracens nel 2023. “Ora raggiungo l’Italia a L’Aquila e poi si parte subito per il Giappone”. Gli azzurri, infatti, apriranno il loro Nations Championship a Tokyo sabato 4 luglio, quindi sfideranno gli All Blacks a Wellington l’11 e l’Australia a Perth il 18.
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A Northampton il rugby non è solo un gioco, racconta Fischetti: “Non è una grande città, la gente vive per il rugby e il cricket, per lo sport in generale. E quando porti questo nome in alto, la gente lo sente e ti è riconoscente. Il centro era completamente pieno. C'era un palco già montato, siamo saliti con la coppa, hanno parlato il capitano, l'allenatore e poi ci siamo goduti tutto il momento. È vero, qui sono abituati a vincere - due Premier in tre anni - ma ogni titolo viene vissuto come qualcosa di straordinario”. Fischetti ripercorre allora la sua prima stagione ai Saints. "Quando sono arrivato ho subito le solite prese in giro, i soliti stereotipi, pizza, pasta, mandolino. Ma fa sorridere e va bene così”. Poi però è successo qualcosa: la vittoria dell’Italia sull’Inghilterra al Sei Nazioni: “Fin Smith, Henry Pollock e gli altri mi sfottevano, dicevano di prepararmi alla sconfitta. Io rispondevo che prima dovevano comunque giocarla, la partita”. E per gli inglese è andata male. “Così quando siamo tornati a Northampton ho comprato delle bandierine italiane e gliele ho messe negli armadietti, obbligandoli a tenerle. Un modo simpatico per rifarmi delle prese in giro”. Ma anche un episodio che racconta di come una vittoria del genere possa avere spostato ancora un po’ la percezione che gli altri hanno del rugby italiano? “Le altre nazionali e gli altri club si sono accorti che in Italia non giochiamo per partecipare. Siamo una realtà ormai affermata e che continua a crescere. E sempre più squadre inglesi guardano ai nostri ragazzi. Se vengono a cercare giocatori in Italia è perché sanno che qui c'è qualità”. Un esempio è proprio il prossimo arrivo a Northampton della giovane ala azzurra Malik Faissal.
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Un altro esempio è la forza della mischia della Nazionale italiana, temuta da tutti: “Negli ultimi anni è tornata a un livello altissimo, tra le migliori. Ci sono voluti tempo, esperienza e la capacità di creare una vera sinergia tra i giocatori. E anche qui al club do il mio contruibuto in quel senso, provando ad aggiungere qualcosa”. A proposito: tra i compagni di squadra in azzurro, chi è il più scomodo da affrontare in allenamento? “Simone Ferrari, senza ombra di dubbio. Anche Marco Riccioni, fondamentalmente perché fisicamente siamo molto diversi. Ancora più scomodo è però avere un compagno di stanza disordinato. Io sono molto ordinato, anche se poi inevitabilmente diventa tutto un casino”. Ripensando invece al fatto che gli inglesi vedano come stereotipi pizza e pasta, ovvero una buona cucina, fa decisamente sorridere, pensando alla loro proverbiale poca dimestichezza con il cibo semplice e sano. “Al campo non mangio mai”, sorride Fischetti. “Ho la mia dieta e loro hanno un modo di mangiare completamente diverso dal nostro. Ci ho provato, ma non mi ci trovo. Mi porto il cibo da casa. Riso e pollo, non è chissà che, ma se mangi le loro cose poi la vivi davvero male”. E quando vuole concedersi qualcosa di diverso, Danilo ha trovato un piccolo angolo d’Italia. “Si chiama proprio così, Italian Corner, lo ha aperto da pochi mesi una ragazza campana, si chiama Michela. Hanno pasta, pane, focaccia, prodotti che arrivano dall'Italia. Ogni tanto vado lì e mi fanno una pasta in bianco semplice, o al sugo con il pollo. Per me è perfetto”. Che poi basta poco, basta buttare giù la pasta quando la pasta bolle e tirarla fuori con i minuti giusti: operazione impossibile per un inglese.
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La crescita e il trend di risultati degli ultimi due anni dell’Italia porta senza ombra di dubbio una firma: quella del c.t. Gonzalo Quesada. “La cosa più impressionante - dice Fischetti - è la passione che riesce a trasmetterti. Vive e respira rugby ogni secondo della sua vita. Ma non è soltanto una questione emotiva: ci ha fatto capire che avevamo delle qualità enormi e che serviva tempo per tirarle fuori. Ci ha dato fiducia, ci ha fatto credere nel gruppo e ha creato una vera famiglia. E indubbiamente ci ritroviamo un gruppo molto competitivo, nessuno ha il posto assicurato, siamo tutti allo stesso livello. E tutti lavoriamo per lo stesso obiettivo. Io sto benissimo a Northampton, ma non vedo l'ora di tornare in Nazionale perché lì si respira qualcosa di speciale”. Nello staff che Fischetti si ritroverà nel tour ci saranno due grosse novità: Roberto Santamaria, che ha preso il posto di Andrea Moretti come allenatore della mischia, e Sergio Parisse, che si occuperà di touche e avanti. “Con Roberto ci siamo affrontati un campo, lui con Padova e io con Calvisano. Erano duelli abbastanza accesi… Sicuramente avremo modo di parlarci durante il raduno per capire quelle che sono le sue indicazioni e come lui vuole lavorare. E' chiaro che siamo una mischia performante e che Moro è stato un elemento importante, ma questo non vuol dire che non riusciremo a crescere ancora. Sono due allenatori differenti, avranno caratteristiche differenti e Santamaria porterà certamente qualcosa di positivo”. Basterà per battere il Giappone e spaventare All Blacks e Wallabies? “Quando ho iniziato a giocare, contro l'Italia venivano spesso schierate le seconde linee. Oggi non succede più. Tutte le grandi potenze del rugby mondiale ormai sanno cosa li aspetta, sanno che devono conquistarsi la partita. Sanno che fino all'ultimo non molliamo mai”. Certo, un colpaccio in casa di una delle big manca ancora: Fischetti scommetterebbe un mese di stipendio su una vittoria a Wellington o a Perth? “Certo una vittoria del genere darebbe al nostro movimento un’ulteriore spinta e cambierebbe definitivamente la percezione che all’estero hanno di noi. La priorità è sempre la prossima partita, il Giappone, non possiamo pensare a quelle successive. E comunque non saprei scegliere: diciamo che punterei mezzo stipendio su una vittoria contro gli All Blacks e l’altro mezzo contro l’Australia…”.










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