Da Schnellinger a Trajkovski, passando per Platini e Falcao, la tradizione azzurra è piena di "ex" spietati che ci hanno fatto soffrire. Ora palla a Dzeko e all'inferno di Zenica: forse anche loro festeggiano al pensiero di affrontarci
"Dagli amici mi guardi Iddio che ai nemici ci penso io". Il proverbio, che Maxi Lopez, allora sposato con Wanda Nara, sperimentò nell’estate 2013, quando invitò sul suo yacht l’amico Icardi, ci inquieta sul cammino verso la Bosnia, perché abbiamo la memoria piena di scherzi di ex amici. Karl-Heinz Schnellinger, detto Volkswagen, giocò 222 partite di campionato nel Milan senza segnare un gol, però pareggiò al 90’ di Italia-Germania e ci costrinse alla leggenda. Nell’82, Falcao, re di Roma, ci spaventò, senza farci male. Nell’86, invece, Michel Platini, Le Roi bianconero, ci rispedì a casa dal Messico. Nel ’90 Caniggia, 7 anni in Serie A, infilò i capelli biondi tra i guanti di Zenga e spense le nostre Notti Magiche. Il Cucciolo Dunga, 6 stagioni in A, segnò l’ultimo rigore brasiliano nella finale del ’94. Il golden-gol del perugino Ahn Jung-hwan ci inflisse un’altra Corea nel 2002. Un colpo di karate di Ibra ci spezzò l’Europeo nel 2004. Il macedone Trajkovski (Palermo) è il cavaliere della seconda Apocalisse.
dzeko, l'amico-nemico
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In coda a questa Spoon River d’ingratitudine, come facciamo a non temere Dzeko, ex amico di 152 gol italiani? Ha 40 anni, ma la rete al Galles urla la sua giovinezza. Non c’era bisogno di pungolarlo. Invece Dimarco, Pio e Vicario, che non hanno studiato diplomazia internazionale da Kissinger, hanno pensato bene di mostrarsi euforici per la prospettiva di affrontare i bosniaci. Forse lo sono di più loro, visto il primo tempo di Bergamo. Di sicuro a Zenica troveremo l’inferno. Un po’ triste: feste per aver scansato il Galles, non il Brasile del ’58. Baggio e Maldini lo avrebbero fatto?









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