Come ha fatto il Como a scalare l'Italia senza essere italiano

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Cesc Fabregas plays during the Serie A match between Como 1907 and Cagliari Calcio at Giuseppe Sinigallia stadium in Como, Italy, on November 8, 2025. (Photo by Mairo Cinquetti/NurPhoto) (Photo by Mairo Cinquetti / NurPhoto via AFP)

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Un piccolo club preso per fare da set per la tv è diventato la miglior realtà della Serie A: proprietari indonesiani, allenatore catalano, stelle da ogni parte del mondo, una realtà assemblata con soldi, idee e un mantra costante: guardare avanti

Sebastiano Vernazza

Giornalista

28 marzo - 09:26 - MILANO

Sette anni fa, nella primavera del 2019, il Como, rifondato dopo un fallimento, primeggiava in Serie D. Lo allenava Marco Banchini, oggi alla Sanremese, sempre in D, e i giocatori di punta erano Silvano Raggio Garibaldi, un centrocampista di scuola Genoa, e il centravanti Alessandro Gabrielloni, ancora oggi in orbita Como, in prestito alla Juve Stabia in B. Un nome famoso c’era e occupava la postazione di direttore sportivo: Roberto Pruzzo, ex bomber di Genoa e Roma. Nell’aprile del 2019, il Como venne acquistato da una società inglese con proprietà indonesiana, riconducibile ai fratelli Robert Budi Hartono e Michael Bambang Hartono, padroni di un impero fondato sul tabacco. Michael Hartono se ne è andato nei giorni scorsi, a 86 anni. Pochi, nel 2019, si chiesero come mai due miliardari dell’Indonesia, in posizioni di rilievo nella classifica Forbes degli uomini più ricchi al mondo, avessero comprato un club italiano di tradizione, la squadra in cui negli Anni Settanta transitarono i futuri campioni del mondo Paolo Rossi e Marco Tardelli, ma decaduto in quarta serie. Sette anni dopo, nella primavera del 2026, il Como corre per la qualificazione alla Champions League. Occupa il quarto posto, l’ultimo piazzamento utile per entrare nell’Europa che più conta, e ha buone possibilità di conservarlo. 

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