El Pampa Sosa: "Per il Napoli annata disgraziata. Come si riparte? Intanto, c'è da capire Conte... "

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L'ex attaccante commenta la stagione della squadra di Conte: "Rifondazione o piccoli ritocchi? Dipende se il club in Europa vuole fare strada, e da chi sarà l'allenatore"

Antonio Giordano

Collaboratore

28 aprile - 12:58 - MILANO

"Chi ama non dimentica", scrisse sulla propria maglietta Roberto Sosa, in arte El Pampa, il giorno in cui andò a sedersi su una delle traverse dell’allora San Paolo per festeggiare la promozione in B. Sosa adora Napoli e l’ha scelta per viverci, guardandola come farebbe un innamorato che ragiona con il cuore e non esclude che lo faccia anche il cervello. La Champions è opzionata, mancano sfumature, e per guardare lontano, un Gigante aiuta: lui vede oltre...

Ma il Pampa Sosa da dove ripartirebbe?

"Bisogna innanzitutto sapere alcune cose: chi sarà l’allenatore? E poi quale ruolo, in Champions, vorrà avere il Napoli? Basterà esserci, vincere qualche partita e fare un po’ di soldi, o provare ad andare avanti come accade a tante società in Libertadores?".

Risponda a se stesso, allora....

"Io vedendo le gare di Parma e con la Lazio il dubbio che il ciclo-Conte sia finito l’ho avuto. Ma anche ripensando a varie prestazioni - sottolineo le prestazioni - di questa stagione. I risultati non si discutono: Conte resta una garanzia assoluta. Ma il livello di gioco è stato godibile in non più di sette-otto gare. Solo l’allenatore sa cosa voglia da sé e quale progetto possa condividere. Però se poi a settembre-ottobre prossimi bisogna ricominciare ancora con “e si gioca ogni tre giorni” o con altre frasi simbolo, allora le riflessioni è giusto le facciano tutti".

Che Napoli è, oggi?

"Una squadra forte che ha dovuto fronteggiare una stagione disgraziata, con troppi infortuni. Poi ci sono state risposte non convincenti dal mercato: e pure questo è argomento di analisi. Ma io non sono De Laurentiis e non spetta a me".

Ritocchini o rivoluzioni?

"Dipende da chi starà in panchina, da come si voglia giocare, se si procederà ancora con il 3-4-2-1 o se si vorrà rilanciare il tridente. In organico, ci sono giocatori che possono fare tutto. Però...".

I suoi dubbi?

"Sul portiere, innanzitutto. La gestione mi ha lasciato perplesso: Meret ormai mi sembra fuori, ha giocato una decina di partite; e Milinkovic-Savic non mi ha mai convinto totalmente. E poi: Anguissa è quello che anni fa era da Premier, straordinario centrocampista con pochi eguali, o quello che ora sta faticando? Poche cose, come vede". 

Nessun intervento radicale, insomma.

"Servirà un difensore centrale, perché la carta di identità di Juan Jesus ha un suo peso. Un mediano, nel caso Anguissa venga ceduto; magari un vice-Hojund, essendo l’esperienza di Lukaku arrivata al capolinea, per quello che si può intuire dagli ultimi episodi. Probabilmente sarebbe necessario anche una alternativa a Di Lorenzo. Ma si parte da una base di assoluta consistenza, in ogni settore ci sono giocatori che servono per sentirsi competitivi".

L’enigma principale da risolvere è chiaro... 

"C’è un aspetto non irrilevante, a proposito di Conte: ha un solo anno di contratto e non penso che a lui possa far piacere restare in questa situazione. E quindi, eventualmente, il ragionamento andrebbe fatto in prospettiva: gli basterebbe rinnovare sapendo, nel caso, che bisognerebbe dare uno sguardo al bilancio?".

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