Mondo, dopo il primato mondiale a 6.31, sabato sarà in gara ai Mondiali indoor in Polonia: “Ora uso un attrezzo più rigido e allungo la rincorsa da 20 a 22 passi”
Armand Duplantis tra il record del mondo di giovedì, nella sua Uppsala e i Mondiali indoor a Torun, in Polonia, dove sarà in gara sabato. Per il 26enne svedese, apparentemente, è sempre tutto molto semplice: arrampicarsi aggrappato alla propria asta fino a 631 centimetri da terra, come rispondere alle domande di una dozzina di rappresentanti di media di tutto il mondo dal sedile passeggeri di un’auto, mentre viaggia per Stoccolma, una domenica pomeriggio.
Mondo, ha detto che in occasione del salto del primato ha utilizzato una nuova asta: può specificare?
“Per andare sempre più in alto serve sviluppare tanta energia e tanta propulsione. Significa presentarsi allo stacco con una maggior velocità. Per ottenerla, si deve sfruttare un attrezzo più rigido e allungare la rincorsa. Così ho fatto. Nella progressione che in quattro stagioni mi ha portato da 6.20 a 6.30 ho utilizzato sempre lo stesso. Al tentativo a 6.31, per la prima volta, una appunto più rigido. E la rincorsa, dopo sette anni, è passata da 20 a 22 passi. Sembra solo un dettaglio, Non lo è. Non ho dati sulla velocità, ma di certo mi sono sentito molto a mio agio”.
È grazie a questi accorgimenti che arriverà sino a quei 6.40 ai quali accennava a inizio 2026?
“Ho altri margini, ne sono convinto, ma non so quantificarli con precisione”.
Sergei Bubka incrementò il primato di 30 centimetri, da 5.85 a 6.15: per eguagliarlo dovrebbe spingersi fino a 6.47. Crede sia possibile?
“Può essere, ma non sono questi gli obiettivi che mi pongo. Punto a essere sempre la miglior versione di me stesso. Non analizzo, non guardo troppo a numeri e statistiche. Mi piace gareggiare, spingere al massimo e raggiungere nuovi limiti. Ma ripeto: non so esattamente dove tutto questo potrà portarmi”.
Qual è, allora, il salto che più le ha dato soddisfazione nella carriera, al di là della misura?
“Facile, quello che per la prima volta mi ha permesso di superare i sei metri, agli Europei di Berlino 2018, quando a 18 anni vinsi con 6.05. Potrei anche indicare i due con i quali ho conquistato altrettante Olimpiadi, ma quello resta proprio speciale. Mi ha cambiato la vita”.
La specialità, sotto il suo impulso, è in grande evoluzione: cosa le suggerisce il recente 6.17 del greco Karalis, l’unico oltre a lei capace di spingersi sino a quella quota?
“Ero a casa sul divano: mi scrive Lavillenie e mi dice: 'Hai visto che salto?'. In realtà non ancora, ma l’ho cercato subito sul telefono. Una cosa fuori dall’ordinario. Forse mi ha spinto a battere nuove strade, a cambiare qualcosa. Forse c’è lui dietro l’exploit di Uppsala".
Ma dopo 38 vittorie consecutive teme ancora qualcuno?
“Non bisogna mai sottovalutare i propri avversari, né essere troppo sicuri di se stessi. Di scontato non c’è mai nulla. È vero, può sembrare tutto facile. Non è affatto così. Serve rimanere con i piedi per terra e apprezzare le cose importanti”.
Ho altri margini di miglioramento, ma non so quantificarli con precisione
Mondo Duplantis
Quali sono le sue?
“Le persone che mi rendono felice: Desiré, la mia fidanzata, la mia famiglia, i miei amici”.
Sabato salterà a Torun, nell’impianto dove agli Euroindoor 2021, con 6.17, firmò il primo record del mondo: cosa significa gareggiare in quel luogo?
“Per me è un posto speciale: il primo record non si scorda mai. L’idea di tornare in quello stadio mi emoziona già un po’”.
Che ricordi ha di quel giorno?
“Se non sbaglio, qualche tempo prima, al meeting di Duesseldorf, avevo già provato i 6.17. Stavo bene, ero fiducioso. Sapevo che non era una misura impossibile. A Uppsala, con il mio amico Sam Kendricks, ho ricordato che in quelle settimane fu l’indimenticato Shawn Barber ad aiutarmi, facendomi cambiare l’impugnatura dell’asta”.
Si era in pieno periodo Covid…
“Sembrava un mondo irreale: senza pubblico, senza possibilità di uscire a bere una birra. Lì, come ai successivi Giochi di Tokyo, nell’assenza, ho capito quale sia l’essenza dello sport: unire la gente, i popoli. Se non succede tutto resta piatto”.









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