L'attaccante guiderà l'attacco biancoceleste domenica sera all'Olimpico contro il Diavolo. Sarri lo vede centravanti "vero" e lui ai rossoneri da avversario ha già segnato
L'effetto nostalgia ormai arriva in forma ridotta, perché le stagioni passano e non si può restare ancorati sempre al "what if", ma non si va molto lontano nell'immaginare la domanda che bussa alla mente di Daniel Maldini ogni volta che si ritrova davanti il Milan: perché poteva essere e non è stato? Risposta con mille sfaccettature, e con tempistiche piuttosto diluite: prima che il club rossonero decidesse di recidere del tutto il cordone ombelicale con la famiglia Maldini (lui è stato l'ultimo a salutare, nel 2024: papà Paolo si era separato dal Diavolo un anno prima), Daniel aveva iniziato un pellegrinaggio italiano in prestito - Spezia, Empoli, Monza -, formula che permetteva al Milan di monitorarne la crescita e non perderlo definitivamente. Cosa che è poi successa nell'estate di due anni fa, quando è tornato a Milanello dal semestre in Brianza, e in Brianza ha poi fatto ritorno a titolo definitivo.
ricordi
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Domenica all'Olimpico sarà la seconda volta in cui Daniel giocherà contro il Milan - giocare nel senso di essere utilizzato dall'allenatore - da quando non ha più nulla a che spartire col Diavolo. Sarri gli ha consegnato il vestito buono da centravanti e si aspetta da lui una partita e un atteggiamento che non vengano ammorbiditi dai ricordi. Di base, fosse stato per lui, Maldini avrebbe continuato con orgoglio in rossonero, ma non è il classico ex dal dente avvelenato. Magari dispiaciuto per come sono andate le cose, questo sì. "Se mi aspettavo di restare? È una questione di scelte che rispetto", disse per esempio. E raccontò anche: "Lasciare il Milan mi è spiaciuto, ma era il momento giusto". Ovvero il momento per provare a spiccare il volo, anche se non nel club "di famiglia". Il primo incrocio fu con la maglia dello Spezia, e andò in un modo che tutto sommato finì per non stupire nessuno. Un copione in un certo senso dettato dal destino. Quale? Gol di Daniel ovviamente, nel teatro dei sogni di San Siro, anche se non bastò per evitare il 2-1 rossonero di Giroud allo scadere. Dalla Liguria alla Toscana, sei mesi a Empoli per proseguire la crescita, fisica e mentale, fino all'approdo a Monza. Altri due semestri: il secondo della stagione '23-24 e il primo - dopo aver salutato definitivamente i rossoneri - della stagione '24-25.
crescita
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In Brianza, sotto lo sguardo attento e protettivo di Galliani, Maldini ha trovato il suo mondo. Ovvero l'ambiente ideale per prendere la propria crescita fra le mani, accelerarla, affinarla: poche pressioni, grande libertà tattica, un ruolo da trequartista nel 3-4-2-1 con Palladino, il tecnico con cui ha fatto le cose migliori. Una crescita che non è passata inosservata e ha solleticato gli appetiti dell'Atalanta nel mercato invernale del 2025. Pareva la destinazione ideale, in un club maestro nella valorizzazione dei giovani di talento. Non è andata secondo le aspettative. Daniel, che era stato fortemente voluto dalla società, si è ritrovato come in centrifuga nel calcio fisicamente "totale" di Gasperini. Faticando a ritagliarsi una recita da protagonista, anche se Gasp lo ha avviato a un ruolo diverso, impiegandolo da falso 9. Ritagli di campo, panchine in serie soprattutto nella prima parte di questa stagione, fino a quando non si è presentata la Lazio. Da Bergamo a Roma in prestito con obbligo condizionato alla qualificazione in Europa dei biancocelesti. In campionato le chance si sono arenate da tempo, ma resta la strada della Coppa Italia. E comunque le possibilità di restare nella capitale potrebbero esserci comunque, anche senza che scatti l'obbligo. L'Atalanta prenderebbe in considerazione l'ipotesi della cessione definitiva, la Lazio crede in lui.
aspetti
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Un pallino del ds Fabiani, Daniel, che comunque ha trovato un estimatore anche in Sarri. Inizialmente pareva dovesse essere l'alter ego di Zaccagni a sinistra, poi il Comandante ha scelto di piazzarlo punta centrale nel suo 4-3-3. Ma non falso 9: nove vero, lui lo vede così, tanto da preferirlo a Ratkov, Dia e Noslin. Sarri vuole essere il tecnico capace di farlo sbocciare definitivamente. Gli aspetti sui cui lavorare sono noti: più continuità, più cattiveria agonistica, perché sulla tecnica non si discute. Occorre nell’occupazione dell’area, perché spesso ha ancora movenze da trequartista. Con Sarri sino a questo momento ha sempre giocato titolare, ricambiando il tecnico con due assist e un gol - decisivo - nell'ultima vittoria, in casa col Sassuolo. Ci sono tutte le premesse per fare il salto di qualità. E magari quella domanda quando incrocerà il Milan - perché poteva essere e non è stato? -, prima o poi toglierà il disturbo.








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