MONDIALI
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Il no agli Usa di Trump? Dal 1930 a oggi i "no" ci sono già stati: minacciati, sventolati per ideologia o propaganda, per presa di posizione o per convenienza. Dai no per motivi economici o politici (1930, '34 e '38), al clamoroso no delle africane a Inghilterra '66 fino alle minacce (rientrate) a Qatar 2022
Boicottare il Mondiale? Niente di nuovo sul fronte pallonaro, tutto già visto. Fin dall’inizio della storia della coppa del mondo, quando la FIFA organizzò nel 1930 la prima edizione in Uruguay. Molti paesi europei rifiutarono, il viaggio costava troppo, tanti erano i disagi. Le nazionali più prestigiose di quel periodo - Ungheria, Austria, Cecoslovacchia - chiesero alla Fifauun bonus per la partecipazione, ma vennero rimpallate. Fino a due mesi dal via il Mondiale sembrava una festa di Charlie Brown: dall’Europa davano tutti buca. L’Inghilterra manco si degnò di rispondere: una Brexit prima della Brexit, con gli inglesi che - ah, la puzza sotto il naso - si concessero solo nel 1950, alla quarta edizione del torneo. Erano gli inventori del calcio, mischiarsi con la plebe non stava bene. La Scozia si accodò all’Inghilterra: se non ci vanno loro, perché dobbiamo andarci noi? Alla fine dall’Europa partirono Belgio, Francia, Romania e Jugoslavia, tutte squadre di secondo piano. Ma anche all’interno delle stesse nazionali c’erano crepe: i calciatori croati rifiutarono di rispondere alla convocazione della Jugoslavia. Erano furiosi per lo spostamento della sede della Federazione Calcistica da Zagabria a Belgrado, di fatto - seguendo la geografia che non c’era sulle mappe ma nell’anima - dalla Croazia alla Serbia.











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