Dai pugni di Smith e Carlos al casco di Heraskevych: quando Olimpiadi e politica si incontrano

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 Vladyslav Heraskevych of Team Ukraine prepares to make his run during Men's Training Heat 4 on day four of the Milano Cortina 2026 Winter Olympic games at Cortina Sliding Centre on February 10, 2026 in Cortina d'Ampezzo, Italy. (Photo by Richard Heathcote/Getty Images)

Eugenio Trevissoi

13 febbraio - 18:45 - MILANO

Nel 1906 un atleta britannico sventolava la bandiera irlandese in segno di protesta. Oggi, il Cio squalifica lo skeletonista ucraino a Milano Cortina. In mezzo, Smith e Carlos a Città del Messico '68. E tanti altri...

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Proteste olimpiche

Vladyslav Heraskevych, skeletonista ucraino squalificato per il casco che ritrae gli atleti ucraini uccisi in guerra, è solo l'ultimo di una lunga serie di atleti che hanno scelto i Giochi Olimpici come occasione per lanciare un messaggio o compiere gesti di protesta politica. Anche se Heraskevych non ritiene il suo "casco della memoria" un vero e proprio gesto politico, il Cio l'ha escluso dalla competizione appellandosi alla regola 50 della Carta Olimpica, che vieta ogni forma di “manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale” durante i Giochi. Ma la lunga storia olimpica è ricca di gesti politici e atti di protesta, in forme diverse. E con diversi protagonisti.

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