Da Cile ’62 a oggi, sempre in prima linea: Hartmut Scherzer, il giornalista tedesco al 17° mondiale

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Ha 88 anni e in 17 edizioni da inviato ai mondiali ha visto e raccontato tutte le leggende del calcio: da Pelè, a Maradona, a Messi. Ieri, nella conferenza della Germania, è stato celebrato con un applauso anche da Nagelsmann 

A un certo punto, a inizio conferenza, in una sala stampa da generale inverno per via dell’aria condizionata sparata dai bocchettoni infiniti dello Houston Stadium, gli occhi di dozzine di giornalisti hanno puntato un uomo di quasi novant’anni seduto in prima fila, sulla destra, camicia gialla, jeans usurati dal tempo e mocassini marroni. “Vorrei fare una domanda a Julian Nagelsmann...”. E giù applausi, dal c.t. a tutti cronisti, compresi gli steward statunitensi intorno a lui. Hartmut Scherzer ha 88 anni, fa il giornalista ed è al suo Mondiale numero 17. Da Cile ’62 a oggi non ne ha perso nemmeno uno. Più di sessant'anni in giro per il mondo seguendo la Germania: Messico, Inghilterra, Brasile, Russia, Italia...

DA CILE '62 A OGGI

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Dal 2018 gli viene detto che è l’ultimo, viene premiato, ma lui resiste e viaggia. Ieri, nella notte italiana, ha effettuato la prima domanda a Nagelsmann alla vigilia di Germania-Curaçao. Il gran debutto della Mannschaft dopo gli ultimi due mondiali andati male: fuori ai gironi nel 2018 e nel 2022. Scherzer ha chiesto come si sentisse prima del debutto: “Non penso al passato, ma solo a vincere. Siamo concentrati sulle performance dei giocatori e sulla nostra identità. Voglio una squadra brillante”. Hartmut ha visto vincere tre volte il Mondiale alla Germania. Classe '38, nel 1954 aveva sedici anni, ma si è goduto dal vivo le vittorie del 1974, del 1990 e del 2014. A fine conferenza è stato avvicinato da diversi cronisti stranieri. In Germania lo conoscono tutti. Pare abbia partecipato anche a 21 Olimpiadi dal ’64 e a 33 edizioni del Tour de France. Quando gli chiedi cosa lo spinga a prendere un volo di 12 ore per Houston sfodera un sorriso compiaciuto: “La passione. Solo e soltanto la passione”. Domande scontate, poi: il migliore mondiale mai visto dal vivo? “Dico Germania ’74 e Messico ’86. Lo slalom di Diego fu arte”. Il peggiore? “Corea del Sud-Giappone, 2002. Un incubo logistico”. Il miglior giocatore? “Pelè”. E il miglior italiano? Ci chiede di fargli una lista: Maldini, Totti, Rivera, Paolo Rossi, Del Piero, Cannavaro, Tardelli, Baggio. “Alt, Roby è Roby. Scelgo lui”. E se ne va sorridendo. Verso l’ennesimo Mondiale da cronista.

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