L'attuale ds del Lecce nel 2017 era andato a Belgrado per prendere Milenkovic ma si innamorò di lui. E poi la Fiorentina lo rivendette alla Juve per più di 50 volte superiore...
Se ne parla ancora, di quel colpo di fulmine. È il giugno del 2017, finale di stagione del Partizan Belgrado. Pantaleo Corvino, direttore sportivo della Fiorentina, è in missione per chiudere l'operazione che porterà il difensore Nikola Milenkovic in viola. Quel giorno, però, i bianconeri di Belgrado schierano anche un diciassettenne che sta già facendo parlare di sé: Dusan Vlahovic. L'attaccante della nazionale giovanile serba ha già esordito in prima squadra nella stagione precedente, meritandosi sia il record di debuttante più giovane, che quello di goleador più verde. Insomma, il ragazzo non è proprio sconosciuto. Gli hanno messo gli occhi addosso l'Arsenal e la stessa Juventus. Così l'allora manager del club toscano si concentra sulle movenze del giovane attaccante. Del resto il fiuto del Corvo è più che sperimentato. Già a Lecce ha scoperto giovanissimi Vucinic e Bojinov (solo per fermarsi agli attaccanti) e, nella vastissima carriera di talent scout, abbondano le scelte vincenti. Evidentemente la scoperta di Vlahovic fa ancora notizia, visto che il suo cartellino (costato appena 1,5 milioni di euro) è valso ai Viola un incasso di quasi 80 milioni per il trasferimento nel 2022 alla Juventus.
il blitz
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Con il senno di poi l'affare va in porto grazie alla velocità con cui Corvino sfrutta quel viaggio a Belgrado. In poche ore, infatti, imposta la trattativa con i vertici del Partizan, ma soprattutto ha l'intuito di stringere i contatti con la famiglia Vlahovic. Sì, perché i genitori anche oggi sono centrali nelle scelte del centravanti serbo. Ne sa qualcosa la Juve che nell'ultimo rinnovo non deve fare solo i conti con l'agenzia guidata da Ristic, ma dipende anche dalle volontà di papà e mamma. Bene, in quei frangenti è decisiva la conversazione, in particolare, con mamma Sladjana. E quella battuta di Corvino resta impressa nella memoria dei protagonisti: "Stia tranquilla signora, Dusan a Firenze calcherà le orme di Batistuta". Uno slogan che va di pari passo con il lancio di un'operazione improntata sulla fiducia. Infatti il diciassettenne Vlahovic non può trasferirsi in Italia perché minorenne. Ecco perché il dirigente viola chiude con un contratto preliminare da 1,5 milioni di euro, salvo poi rendere operativo il trasferimento nel febbraio successivo, quando ormai Dusan è diciottenne. Inizialmente l'operazione viene congegnata per rinforzare la formazione Primavera, anche se comporta il sacrificio di un posto da extracomunitario. In quel periodo a Firenze nascono anche delle polemiche, considerato che nell'intesa c'è anche il pagamento degli stipendi riferiti al periodo di transizione. Su questo versante c'è chi giudica l'acquisto troppo oneroso per un giovane sconosciuto... In realtà tutto va per il meglio e Vlahovic diventa presto un punto di riferimento anche per la prima squadra. L'inserimento è felice anche perché intorno a lui c'è una sorta di cortina fumogena, decisiva per facilitarne l'inserimento. Innanzitutto i genitori gli sono particolarmente vicini. E poi c'è l'aiuto indiretto del montenegrino Jovetic, nel frattempo trasferitosi. Stevan gli cede in affitto la sua casa fiorentina e gli dà i consigli giusti per entrare al meglio nell'ambiente viola. I gol dicono tutto su questo romanzo calcistico: 44 reti in 98 partite. Un rendimento da super cannoniere. Alla Batistuta. Nel frattempo i Della Valle cedono la società e con loro si congeda anche Pantaleo Corvino. Di conseguenza i rapporti diretti tra i due evaporano. Senza la routine i contatti diventano sporadici, ma l'affetto resta. In pubblico si scambiano reciproci complimenti. E non può essere altrimenti. Nella ormai cinquantennale carriera di Corvino abbondano i talenti scoperti dal nulla, anche se Dusan per lui è una gemma senza eguali.











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