Gli Stati membri possono riconoscere
agli editori di giornali il diritto a un'equa remunerazione per
gli editori di giornali da parte delle piattaforme online che
utilizzano i loro contenuti. Lo ha stabilito la Corte di
Giustizia dell'Ue in una sentenza riguardante un ricorso di Meta
contro l'Agcom. Il colosso tech aveva impugnato davanti al Tar
una decisione dell'Autorità italiana con cui si stabilivano i
criteri per definire il diritto a un'equa remunerazione a favore
degli editori per l'uso online delle loro pubblicazioni, nonché
un regime volto a garantire tale remunerazione. Per i giudici è
invece compatibile con il diritto Ue.
Meta accoglie con favore "la conferma da parte della Corte di
Giustizia dell'Unione europea che l'articolo 15", il diritto
specifico a favore degli editori di giornali per l'uso online
delle loro pubblicazioni da parte delle piattaforme online,
consentendo loro in particolare di autorizzare o vietarne l'uso,
"costituisce un diritto esclusivo e che non prevede alcun
pagamento da parte dei provider quando questi non utilizzano
pubblicazioni giornalistiche". Lo dichiara un portavoce di Meta,
a commento della sentenza odierna della Corte di Giustizia
dell'Ue sull'equo compenso per gli editori dalle piattaforme.
"Esamineremo integralmente la decisione - aggiunge - e
collaboreremo in modo costruttivo quando la questione tornerà
dinanzi ai tribunali italiani".
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