Il dirigente del Comitato olimpico è anche membro della Giunta: "Buonfiglio è saldo al timone, valuta con oggettività"
Il governo, è cosa nota, continua a premere per un commissariamento della Figc. Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio è giustamente prudente. Di questo momento tanto particolare, per il calcio e per il Coni, abbiamo parlato con il vicepresidente del Comitato Olimpico e numero uno della Federazione Sport Equestri, Marco Di Paola.
Marco Di Paola
Vice presidente Coni
Nato a Roma il 7-5-1968, avvocato cassazionista, è n.1 della Federazione Italiana Sport Equestri dal 2017. Dal 2021 è in Giunta Coni
Presidente, secondo lei ci sono oggi gli estremi per il commissariamento del calcio?
"Al momento le informazioni che abbiamo sono quelle giornalistiche, quindi, con tutto rispetto, occorre attendere. Noi per prendere decisioni del genere dobbiamo affidarci a fonti certe, ovvero quelle degli organi preposti del Coni".
Le pressioni della politica non vi infastidiscono?
"Viviamo in un Paese democratico e rispettiamo le affermazioni di chiunque, però le distinguiamo dalle responsabilità, perché poi il Coni nella figura dei suoi organi, quindi Giunta e Consiglio nazionale, ha dei doveri che vanno assolti con la massima attenzione e la massima cura. Per cui ripeto, potremo esprimerci quando avremo degli elementi certi che non possono essere soltanto articoli di giornale. Serve una relazione. Quello che posso dire è che allo stato attuale non ci sono relazioni specifiche sull’argomento e non ci sono evidenze all’ordine del giorno della Giunta: se ci fosse qualcosa l’avremmo già saputo. Di certo i nostri organi di vigilanza se ne stanno occupando, quindi quando riceveremo delle informazioni più precise dagli uffici competenti potremo valutare la situazione nel merito".
Certe richieste non minano l’autonomia dello sport che è alla base del vostro Statuto e di quello del Cio?
"Il presidente Buonfiglio è saldo al timone, valuta i fatti in maniera oggettiva e non in base alle sensazioni o pressioni, su certe cose serve un sottostante fondamento verificato da quelli che sono i nostri uffici competenti. Buonfiglio sta seguendo la vicenda da vicino, quando avrà degli elementi chiari, se mai li avrà, si confronterà con la Giunta prima e con il Consiglio nazionale poi".
Lei fa parte della Giunta, l’organo che per primo è chiamato a esprimersi su un commissariamento proposto dal presidente. È mai accaduto che fosse respinto?
"Da che ho memoria direi di no, perché il presidente ne parla e lo condivide soltanto nel momento in cui ci sono degli elementi concreti per procedere. Noi non agiamo in base alla politica o alle simpatie, è un fatto di responsabilità, anche contabile, nei confronti dell’ente pubblico che noi rappresentiamo".
Del resto Buonfiglio stesso finora ha sempre detto che al momento non ci sono le condizioni per commissariare.
"Servono certezze, altrimenti non saremmo seri nei confronti di uno sport che invece è molto serio e merita molta serietà".
Ma se un presidente del Coni vedesse la sua Giunta respingergli una proposta di commissariamento che potrebbe succedere?
"È una dinamica che difficilmente si può delineare, ma certamente se il presidente propone un commissariamento che non viene votato sarebbe un fatto politico importante che meriterebbe una riflessione politica rilevante. Non a caso non è mai accaduto, mentre diverse volte è capitato che ci fosse una votazione a maggioranza e non all’unanimità, è nella dinamica degli organi democratici. Siamo un ente pubblico con una Giunta eletta, ci rifacciamo alle evidenze e giudichiamo sempre con coscienza, non in base a credenze politiche, non abbiamo ordini di scuderia da dover rispettare, si decide con molta serenità soprattutto sulle sorti di un collega o di una federazione".
In questo caso solo della federazione, visto che sono già state indette le elezioni per il nuovo presidente.
"Ci sono tanti elementi che rendono particolare questo caso, di sicuro qualsiasi decisione o proposta verrà valutata dal presidente Buonfiglio con estrema ponderazione". Resta il fatto che per il calcio questo non è un momento facile.
"Dispiace perché quella del calcio è sicuramente la federazione più importante, sia sotto un profilo della popolarità, sia sotto quello economico perché genera un indotto estremamente rilevante. Il presidente Gravina con grandissimo senso di responsabilità ha preso atto della situazione e ha messo sul tavolo le proprie dimissioni, anche se non c’è un rapporto diretto tra il suo ruolo e i risultati di una squadra. Posso solo encomiarlo per quello che ha scelto di fare".
Forse servirebbe più responsabilità in tutto il sistema calcistico.
"Sicuramente chi ha dei ruoli di rilievo in un mondo che è un riferimento per la società civile deve svolgere quel compito rispettando i nostri due principi cardine: lealtà e correttezza".









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