Conceiçao, Inzaghi, lo stress e il carciofone di Arrigo

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L'immagine di metropoli frenetica Milano ce l’ha da sempre, fin da quando Ernesto Calindri, seduto nel traffico di piazza Duomo, raccomandava un carciofone "contro il logorio della vita moderna". E Milan-Inter, semifinale di Coppa Italia, onora la tradizione. Ecco perché...

Luigi Garlando

Giornalista

2 aprile - 09:04 - MILANO

Una recente indagine, tarata su una serie di parametri, ha classificato Milano tra le prime 10 città più stressate del mondo: ottava. Prima è Las Vegas che paga l’assalto dei visitatori. Beh, l’immagine di metropoli frenetica Milano ce l’ha da sempre, fin da quando Ernesto Calindri, seduto nel traffico di piazza Duomo, raccomandava un carciofone "contro il logorio della vita moderna". Milan-Inter onora la tradizione: è il derby dello stress. Stress diversi. Quello dell’Inter è da super lavoro, un aprile da stacanovisti: 8 partite da qui al 27, giorno di paga. Neppure una pausa caffè. Scudetto e Champions contano più della Coppa Italia, ma come si fa a mollare il derby dopo averne persi due in stagione? Macchine a tutta. 

Il simbolo dell’iper-laboriosità nerazzurra è Simone Inzaghi, rincorso dagli arbitri perché nell’area tecnica non ci sta proprio dentro. Cammina frenetico, come i milanesi verso l’ufficio. Lo stress del Milan invece è da frustrazione: 20 punti sotto, già bruciati i traguardi più importanti. La Coppa Italia, estrema, parziale, possibilità di redenzione: stress da ultima spiaggia. 

Conceiçao ha i nervi tesi dell’ispettore Dreyfus (Pantera Rosa). Walker ha strigliato Joao Felix: "Passala! Non siamo Messi". Con quest’invito al gioco collettivo, l’inglese ha fatto un bel regalo di compleanno ad Arrigo Sacchi, 79 anni ieri. Anche Arrigo era stressato, urlava nel sonno, mentre Gullit dormiva come un bambino. "Come fai?", gli chiedeva Ancelotti in certe vigilie tese. Rispondeva Ruud: "Perché non dovrei? Siamo i più forti". Il gioco era il vero carciofone degli Immortali.

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