La "maledizione" all'Inghilterra del ghanese Nana Kwaku Bonsam è solo l'ultima di una lunga serie che si sono verificate durante i Mondiali, tra infortuni, guarigioni miracolose e clamorosi flop
Se Inghilterra-Ghana è finita 0-0 e Harry Kane non ha segnato, il merito è da ascrivere al signor Stephen Osei Mensa in arte Nana Kwaku Bonsam, dove il nome significa "Il Diavolo del mercoledì", di professione stregone, altresì conosciuto come sciamano e fattucchiere, specialità esorcismi e affini. Alla vigilia del match, immaginiamo roteando i bulbi oculari, aveva sentenziato che "non voglio per Kane un infortunio, ma semplicemente che giochi male". Detto, fatto. Più della difesa a cinque, poté lo stregone che ha cominciato a praticare a vent'anni - all'inizio degli anni 90 - dopo che un terribile incidente, un'esplosione di gas, lo lasciò tra la vita e la morte, salvandolo infine, seppur con ustioni in tutto il corpo. Già nell'edizione del 2014 in Brasile, Nana Kwaku Bonsam si assunse la responsabilità dell'infortunio di Cristiano Ronaldo. Alla notizia che il Ghana era stato inserito nel girone del Portogallo, il santone cominciò a darsi da fare tra alambicchi, pozioni magiche e riti vodoo. Quando si seppe che CR7 aveva problemi al tendine, Bonsam commentò soddisfatto: "Ci sto lavorando giorno e notte da quattro mesi". Raccontò anche che aveva reclutato quattro cani per evocare uno spirito complice. Qualcosa però andò storto, poiché Cristiano Ronaldo scese regolarmente in campo contro il Ghana e segnò un gol nel 2-1 con cui i portoghesi vinsero la partita. Dei quattro cani, non si ebbero più notizie.
mondiali, gli stregoni delle ultime edizioni
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La figura dello stregone, va da sé, andrebbe accreditata ufficialmente dalla Fifa, il +1 tra i convocati delle varie nazionali che arrivano, quasi sempre, dal continente africano. È facile riscontrare nella storia della Coppa del Mondo la traccia in filigrana di chi - di macumba in macumba - ha deciso i destini di campioni e comprimari. Quattro anni fa, al Mondiale in Qatar, tutto il Senegal era in ansia per Sadio Mané, il campione del popolo all'epoca in forza al Bayern Monaco, nobilissima figura di uomo che ha investito gran parte dei suoi guadagni per costruire scuole, ospedali e strade nel suo paese. Mané venne inserito all'ultimo, seppur infortunato, nella lista dei convocati. Fatma Samoura, dirigente senegalese e segretario generale della Fifa, disse chiaramente: "ci affideremo agli stregoni per guarire Mané!". Ops: erano gli stregoni sbagliati, o forse non avevano il patentino per esercitare la professione. Poco prima dell'inizio del torneo in Qatar, Mané fu costretto suo malgrado a dare forfait. Nel 2010, con i Mondiali in Sudafrica, l'associazione locale degli stregoni fece le cose in grande, con un certo stile. Una decina di sciamani, in grande prevalenza donne accreditate come guaritrici, presidiò con canti e balli l’ingresso del Soccer City Stadium, lo stadio di Johannesburg, che i locali chiamavano "Calabash", ovvero "Grande pentola", teatro di sette partite, tra cui la gara inaugurale e la finale. Gli stregoni, anzi le streghe e sia detto con rispetto, si chiamavano "Sangomas" e spiegarono che la loro filosofia seguiva la tradizione "Nguni", comprensiva di quattro - Zulu, Xhosa, Ndebele e Swazi - tra i diciannove gruppi etnici del posto) ed era basata sulla fede negli spiriti ancestrali.
camerun-argentina 1990 e il pendolino di mosca
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È sempre questione di fede, in tutte le sue legittime declinazioni. L'intera sciamannata nazionale del Togo - al Mondiale del 2006 in Germania - prima si rese protagonista di uno sciopero di due giorni (i calciatori reclamavano un premio-qualificazione mai pagato) e dopo andò a farsi benedire da uno stregone che tenne la squadra praticamente sotto ipnosi per un'ora. (Con conseguenze anche in campo: il Togo infatti venne subito eliminato dalla competizione). Aveva uno stregone al seguito la Nigeria, la squadra di Taribo West e Kanu, di Jay Jay Okocha e Finidi, al mondiale francese del 1998. Era un massaggiatore che, raccontavano, aveva poteri taumaturgici, poiché molto sottile - per chi (non) ci crede - è la linea che separa la scienza dalla magia. E quando a San Siro, nella partita inaugurale del Mondiale del 1990 in Italia, il Camerun sconfisse a sorpresa l'Argentina di Maradona campione del mondo in carica, l'eroe di giornata - Francois Omam-Biyik - svelò al mondo intero che il merito del gol era tutto dello stregone che la Federazione del Camerun aveva assoldato, spacciandolo per un dietologo. A margine va ricordato che, ad indovinare il risultato esatto della partita, tra gli sberleffi e gli sghignazzi, fu Maurizio Mosca con il suo pendolino, inevitabilmente magico. "Vincerà il Camerun 1-0", disse Mosca in diretta televisiva, agitando il famoso pendolino.
il bambolotto di n'kono
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Ancora Camerun, stavolta al Mundial del 1982 in Spagna. Alla prima partecipazione, i "Leoni Indomabili" sono finiti nel girone dell'Italia. Di loro si sa poco. Nelle vignette satiriche dell'epoca i calciatori vengono raffigurati con il forchettone in mano e il pentolone d'acqua bollente. Il difensore che dovrà occuparsi di Paolo Rossi, tale René N'Diaye, calciatore dilettante che lavora come impiegato in una società marittima del Camerun, la Camatranas, racconta che è reduce da un principio di malaria e che a guarirlo ci ha pensato lo stregone della nazionale. Di quel gruppo il nome più noto è quello del portiere Thomas N'Kono, che anni dopo, nel 2002, in Coppa d'Africa - in qualità di preparatore dei portieri - verrà persino arrestato per aver posizionato un bambolotto di pezza vicino al palo della porta degli avversari. È presumibile pensare che già all'epoca N'Kono si dedicasse con disciplina a qualche rito voodoo. Ma è sbagliato lasciarsi ingannare dal folclore. Perché quel Camerun del 1982, guarda un po', oltre allo stregone ha arruolato anche uno psicologo e un dietista, che ha cambiato l'alimentazione della squadra, togliendo la carne di montone - in effetti, pesantina da digerire - con un più salutare "merluzzo alla gallega".
lo stregone dopante del 1974
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Tragica la storia di Haiti, che al Mondiale del 1974 era stata inserita nel girone dell'Italia. In quel torneo - chiuso con tre sconfitte (1-3 contro l'Italia, 0-7 contro la Polonia, 1-4 contro l'Argentina) - Haiti subì l'onta della vergogna, poiché al controllo antidoping tale Ernst-Jean Joseph risultò positivo all'efedrina, uno stimolante psicomotorio che lo fece diventare suo malgrado il primo calciatore dopato nella storia della Coppa del Mondo. Si vociferò che a somministrare la pillola del misfatto al calciatore era stato uno stregone, imposto dal dittatore del paese, il sanguinario "Baby Doc". C'è infine chi ha avuto il proprio stregone personale e se l'è portato al Mondiale. Il campione brasiliano Roberto Dinamite, l'attaccante che con la Selecao aveva partecipato al Mondiale del 1978 in Argentina, quattro anni dopo in Spagna venne aggregato last minute causa infortunio dell'astro nascente Careca. Si disse che la macumba era stata organizzata dalla moglie di Roberto Dinamite, una nota sacerdotessa voodoo.









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