Due settimane dopo Misano, il secondo round del Dunlop Civ al Mugello ha trasformato molte certezze in domande: sabato asciutto e domenica bagnata hanno premiato piloti diversi, reso decisive le capacità di adattamento e offerto una risposta parziale alla polemica sul regolamento Superbike. Delbianco allunga, Fuligni sorpassa Zannoni, Bianchi e Coppola sono divisi da un punto, mentre Moto3 e Moto4 restano apertissime
Valerio Boni
11 maggio - 09:36 - MILANO
Al termine dei primi due appuntamenti, il Dunlop Civ 2026 offre già una prima fotografia, ma non ancora una sentenza. Se, da un lato, Misano aveva aperto la stagione indicando alcune direzioni abbastanza nette, dall'altro il Mugello le ha confermate solo in parte, perché il secondo round ha proposto due scenari completamente diversi: il sabato asciutto, tecnico, veloce, con pista calda e riferimenti cronometrici piuttosto puliti; la domenica bagnata, più complicata, più selettiva, con ritardi, procedure modificate, gare accorciate e distacchi spesso molto più ampi. Ma è proprio questa doppia faccia a rendere interessante il bilancio. La prova toscana non ha solo aggiornato le classifiche, ha misurato la capacità dei protagonisti di cambiare registro. Chi era veloce sull’asciutto non sempre è riuscito a confermarsi sul bagnato; chi sembrava in difficoltà ha trovato nella domenica una possibilità di riscatto. E in un campionato che ha appena modificato equilibri tecnici, classi e regolamenti, il valore di una gara corsa in condizioni instabili pesa molto più del semplice ordine d’arrivo.
superbike: successi, riscatto e polemiche
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La Superbike resta il centro del racconto, anche perché arrivava al Mugello con addosso la polemica nata a Misano. Al termine della gara inaugurale, infatti, Michele Pirro aveva contestato il nuovo equilibrio tecnico della categoria, sostenendo che il Balance of Performance penalizzasse la Ducati Panigale V4, in particolare rispetto a Yamaha e Honda. Il confronto con Alessandro Delbianco era diventato uno dei temi del primo round, pur restando sul piano delle dichiarazioni dei piloti e degli addetti ai lavori, senza un intervento ufficiale diretto delle case. Il Mugello ha reso la questione più complessa, non l’ha chiusa. Perché sabato Pirro ha risposto nel modo più diretto, con pole e vittoria in Gara-1, davanti a Delbianco e Cavalieri, dimostrando che la Ducati non è certo fuori dai giochi. Ma domenica, sul bagnato, Delbianco ha vinto con autorità, firmando anche il giro veloce in 2'09"532 e chiudendo davanti a Manfredi, Gamarino e Pirro. Il risultato complessivo dice quindi due cose: Pirro può ancora vincere e dominare, ma Delbianco oggi è il riferimento più affidabile del campionato. Dopo quattro gare, il pilota Yamaha è a quota 99 punti, contro i 70 di Pirro e i 64 di Giannini. La polemica regolamentare, vista alla luce del Mugello, cambia prospettiva. Non si può dire che la Ducati sia stata neutralizzata dal regolamento, perché Pirro ha vinto Gara-1 e ha mostrato una moto molto competitiva anche in termini di velocità. Ma non si può nemmeno ridurre tutto a una discussione chiusa dal risultato del sabato. Il punto vero sembra un altro: il nuovo Civ Superbike ha introdotto un equilibrio più sensibile alle condizioni, alle piste e alla capacità dei team di interpretare il pacchetto tecnico. Pirro al Mugello ha dimostrato che la Ducati può essere vincente, mentre Delbianco, sommando Misano e Mugello, ha dimostrato che la Yamaha può esserlo con continuità.
supersport: nell'incertezza comanda fuligni
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La Supersport, invece, è uscita dal Mugello come la categoria più imprevedibile di questa stagione. Gara-1 era stata segnata dall’esclusione di Mantovani dopo il primo posto in pista, dalla vittoria di Antonelli e dal contatto tra Zannoni e Dalla Porta, due protagonisti che hanno lasciato punti pesanti. Domenica, con la pista bagnata, Fuligni ha costruito una gara intelligente e molto convincente, vincendo davanti a Garcia e Sciarretta. Il dato curioso è che il giro più veloce è stato proprio di Sciarretta, all’11° passaggio in 2'19"082, mentre la velocità massima assoluta è stata di Tucci con 266,7 km/h. Mantovani, pur tra i più veloci sul dritto con 264,1 km/h, ha chiuso soltanto settimo: un promemoria perfetto di quanto, sul bagnato, la velocità pura conti meno della continuità. Il risultato più importante è però la classifica. Fuligni lascia il Mugello da leader con 64 punti, uno solo più di Zannoni. Antonelli è terzo a 46, Dalla Porta quarto a 44. È una classifica ancora relativamente corta, ma già stata influenzata da imprevisti: squalifiche, contatti, scelte di passo e condizioni meteo hanno inciso quasi quanto la velocità. La Supersport, al momento, è la categoria nella quale ogni gara sembra in grado di ribaltare il quadro precedente.
sportbike: coppola e agazzi, guanto di sfida a bianchi
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In Sportbike il Mugello ha prodotto un altro piccolo paradosso. Sabato aveva vinto Coppola, approfittando anche del ritiro di Filippo Bianchi, che aveva conquistato la pole, e portandosi al comando della classifica. Domenica, però, sotto la pioggia, è arrivato il colpo di Agazzi, nettamente il migliore sul bagnato, mentre Bianchi ha chiuso quarto e Coppola ottavo. Il risultato è una classifica quasi perfettamente sospesa, con Bianchi che comanda con 64 punti, e Coppola ne ha 63. Dietro, Ieraci è a quota 41 e Spada a 40. La Sportbike, più che indicare un padrone, sta mostrando quanto possa essere delicata una categoria giovane, nella quale il rendimento del singolo weekend può cambiare radicalmente in base alle condizioni. Bianchi sembra il più veloce nel riferimento secco, Coppola il più concreto nel bilancio complessivo, Agazzi il nome nuovo emerso con forza dalla domenica. È una categoria ancora in costruzione, ma proprio per questo interessante. Dopo due round non ha ancora una gerarchia rigida.
moto4: rizzi (leader) al fotofinish e paglioni sugli scudi
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La Moto4 ha offerto il contrasto più netto tra spettacolo e selezione. Sabato aveva regalato un fotofinish da manuale, con Rizzi davanti a Savino per 52 millesimi e cinque piloti raccolti in un quarto di secondo. Domenica, invece, la pioggia ha trasformato la gara in una prova di sopravvivenza tecnica e mentale: Paglioni ha vinto davanti a Benvenuti e Dotta, mentre Rizzi, Savino e Tamburini sono finiti fra i ritirati. La caduta del leader non ha tuttavia riaperto completamente la classifica, si è limitata ad accorciare le distanze. Rizzi resta davanti con 91 punti, Ferrucci sale a 74, Dotta a 72 e Paglioni, rilanciato dalla vittoria, a 67. È forse la classe nella quale il fattore formazione emerge di più. La Moto4 non racconta soltanto chi vince, ma come i giovani piloti affrontano condizioni diverse, errori, cadute e ripartenze. Il Mugello ha premiato Rizzi nella gara più combattuta e Paglioni in quella più insidiosa, due modi diversi di costruire una candidatura al vertice.
moto3: doppio perez e da dalt
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La Moto3, infine, ha aggiunto un tema quasi da racconto tecnico-universitario. Da una parte il GP Project 2 Wheels 2WheelsPoliTO, il dipartimento di ingegneria di Torino, con Perez e Olivares Rodriguez; dall’altra il Polimi (il Politenico di Milano) Motorcycle Factory con Gennai. Non va trasformato forzatamente in un derby, ma è un confronto interessante: due realtà legate al mondo universitario, due modi di stare in una categoria che resta una delle più formative e tecniche del Civ, la più vicina alle classi del mondiale. Perez è stato il nome del weekend, che ha regalato tre gare alla Moto3. Ha vinto Gara-1, poi è tornato a imporsi in Gara-2 dopo una Superpole Race domenicale che aveva premiato Da Dalt sul bagnato, e rimescolato le carte. Nell’ultima gara, Perez ha costruito il successo prendendo il comando subito e rendendo presto irrecuperabile il distacco. Alle sue spalle Gennai ha fornito il contenuto più interessante della parte finale. In una gara apparentemente cristallizzata, ha ridotto il margine da Baldi e lo ha superato nell’ultimo giro, chiudendo terzo per 382 millesimi. Non è un dettaglio marginale: oltre a Perez, Gennai è stato l’unico a scendere sotto il 2'16", con 2'15"779. La classifica Moto3 è la più compressa: Perez guida con 77 punti, Da Dalt è a 75, Sponga e Gennai sono appaiati a 74, Olivares Rodriguez segue a 64. Qui il campionato è ancora apertissimo, e il Mugello lo ha confermato: una vittoria può lanciare un pilota in testa, una Superpole può rimettere in gioco chi sembrava più indietro. E un ultimo giro può cambiare il peso di un intero weekend.
civ 2026, il bilancio dopo misano
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Il bilancio dopo Misano e Mugello dice molto di più di una semplice somma di risultati. Il Civ 2026 sta mostrando campionati diversi dentro lo stesso campionato: la Superbike ha un leader forte, ma una discussione tecnica ancora viva; la Supersport è una partita a episodi; la Sportbike vive di equilibri sottilissimi; Moto4 e Moto3 confermano che il vivaio non è solo una passerella per giovani, ma un laboratorio agonistico vero. Il Mugello ha fatto quello che un grande circuito deve fare, ha separato la velocità dalla completezza. Andare forte è rimasto fondamentale, ma non è bastato. È servito adattarsi alla pista, leggere il meteo, gestire gomme e rischi, non perdere lucidità quando il programma si è allungato o accorciato. Dopo due round, il Civ non ha ancora trovato tutte le sue gerarchie, se si esclude una nuova conferma di Delbianco. Ma proprio per questo ha già trovato il suo primo vero tema stagionale: nel 2026 vincerà non solo chi sarà più veloce, ma chi saprà cambiare passo quando cambiano le condizioni.







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