Valerio Boni
15 marzo - 08:02 - MILANO
Cinquantini, sì, ma solo sulla carta. Perché dietro a quei 50 centimetri cubici si nasconde una delle pagine più incredibili della storia del motociclismo: moto capaci di sfiorare e perfino superare i 200 km/h, nate per il Motomondiale o costruite apposta per inseguire record assoluti. Dieci modelli diversissimi tra loro, uniti da un solo filo conduttore: dimostrare che, quando tecnica, coraggio e aerodinamica si incontrano, anche un cinquanta può trasformarsi in un autentico missile in miniatura
1 di 11:
Motorini a chi? Oltre i limiti
I “cinquantini”, che oggi sopravvivono appena, sono stati il simbolo degli adolescenti di un’epoca, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Per molti hanno rappresentato il primo passo, la colonna sonora smarmittata dei 14 anni, la cilindrata dell’apprendistato. Eppure, dietro quei 50 centimetri cubi, c’è anche altro. Per anni la classe 50 è stata il laboratorio più spinto del motociclismo. Dove la potenza mancava, entravano in scena leggerezza, aerodinamica, rapporti ravvicinati e regimi di rotazione impensabili per motori tanto piccoli. Il risultato è sorprendente ancora oggi. Alcune moto 50 cc da record hanno superato i 200 km/h, mentre le migliori di quello che allora si chiamava Motomondiale, arrivavano a velocità che sembrano incompatibili con cilindrate da ciclomotore. Una parte del mito è nata sui circuiti, soprattutto sullo storico Spa-Francorchamps, 14,1 km con due tratti velocissimi di circa 2 km ciascuno, che permettevano a tutte le GP di mantenere velocità elevate per secondi interminabili. Lì una Suzuki 50 arrivò a 205 km/h. Un’altra parte della leggenda è stata scritta sulle distese bianche di Bonneville, nello Utah, e nei record Fim. In quel contesto il cinquanta smetteva di essere piccolo e diventava semplicemente una macchina pensata per andare il più forte possibile. In questo racconto convivono quindi mondi diversi: le GP nate per vincere i Gran Premi, le streamliner costruite per il lago salato, e perfino gli scooter da record. Non è una classifica di repliche, ma una galleria di casi eccezionali. È questo che rende i 50 così affascinanti: non esiste una sola strada per andare forte. C’è chi ha cercato i giri, chi l’aerodinamica, chi il rapporto peso-potenza, chi una carrozzeria tanto stretta da sembrare un proiettile. Alla fine resta una sensazione semplice: in nessun’altra cilindrata così piccola si è concentrata tanta fantasia tecnica. Ed è proprio per questo che le 50 più veloci del mondo continuano ancora oggi ad affascinare.
Continua








English (US) ·