Grande partecipazione di pubblico nei tre giorni della Corsa Rosa in terra bulgara. Occasione persa per Milan: troppi errori
Ciao Bulgaria, il Giro ricorderà la tua accoglienza, le tue città di radici antiche e grandi sogni, la tua campagna generosamente verde e la tua colossale e appassionata partecipazione. E se la ricorderanno anche Paul Magnier, il nuovo fenomeno delle volate, e Guillermo Thomas Silva, il giovane uruguaiano in rosa. La terza tappa, da Plovdiv a Sofia, ha confermato l’interesse dei bulgari per il ciclismo e la loro commovente presenza (250 mila ieri nella capitale), e ha consacrato Paul Magnier, l’altro Paul come lo chiamano i francesi innamorati di Seixas. Il ventiduenne velocista della Soudal-Quick Step ha bruciato sul traguardo Jonathan Milan, ma l’olimpionico questa volta ha dato l’impressione di essere in crescita e ha perso perché il suo treno non si è presentato puntuale e perché ha sbagliato i tempi. Già a Napoli avrà l’occasione per rifarsi.
La voglia di vincere a tutti i costi e le attese che si erano create intorno a lui gli hanno giocato un brutto scherzo. A Burgas, nella prima tappa, il suo treno si è perso e Milan ha speso tanto per tenere le prime posizioni, ma l’impressione è che alla fine avesse meno gambe di Magnier. La sua squadra si è disunita anche ieri, e Jonathan non ha potuto contare su un fedelissimo apripista spaccaghiaccio come l’olimpionico Consonni. Il primo errore è stato non chiudere sulla fuga a tre, che ha avuto storia fino ai 500 metri. L’impostazione dello sprint ne ha risentito. E per un velocista che ama il finale lineare e le altissime velocità queste variazioni sul tema sono spesso un problema. Sì, perché Milan le gambe le aveva. Ma si è ritrovato da solo, è partito troppo lungo (ai 300 metri) perché pensava di imboccare l’ultima curva in testa per poi divorarsi il rettilineo di mattoncini di porfido con la sua perfettibile andatura a pendolino. Così però ha finito per tirare la volata a Magnier, abilissimo a muoversi nella tonnara degli sprint. Le sue caratteristiche di atleta funambolico vengono esaltate quando la punta di velocità non tocca i massimi. In quelle situazioni guizza come un pesce nel suo acquario.
Se Milan ha perso i fedelissimi della Lidl-Trek, Magnier ha invece potuto contare sui compagni della Soudal-Quick Step. La squadra, guidata da un direttore sportivo, bravissimo e dedicato, come Davide Bramati, dopo la partenza di Evenepoel ha ritrovato intatto il suo Dna di formazione fiamminga, come ai tempi storici di Lefevere. Una corazzata da gare in linea. E non è un caso che Magnier sia considerato un potenziale nuovo Boonen. Difficile dire adesso se Paul potrà vincere le Grandi Classiche come Tom, ma le basi ci sono. Magnier ha un fisico potente e al tempo stesso leggero. Lo scorso anno, al debutto tra i professionisti, ha vinto 19 corse (solo Pogacar di più). Certo, erano gare “minori”, ma nel ciclismo attuale tutte le vittorie contano e le due tappe di questo Giro sono un attestato di laurea. La Bulgaria ci ha fatto scoprire questo velocista dal futuro assicurato e ha regalato pagine di storia a pedali all’Uruguay di Thomas Silva, che ieri si è mosso con autorevolezza nelle prima posizioni. Ma ci ha detto anche che Jonas Vingegaard non vede l’ora di mettere in chiaro, anzi in rosa, le cose. E che Giulio Pellizzari è pronto a rispondere presente. Sabato, su uno strappo che i duellanti hanno fatto sembrare una montagna, hanno dato un primo saggio. Ci ha piacevolmente sorpreso la passione e la competenza della Bulgaria, un paese che non ha tradizione, ma tanta “fame” di ciclismo. Domani ripartiremo da Catanzaro più ricchi di informazioni e di emozioni.







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