Chiuse le Paralimpiadi: lo stadio del ghiaccio di Cortina brilla in un gioco di luci e colori

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Giovanni Malagò, presidente del comitato organizzatore: "Cala il sipario sulle competizioni sportive, ma certamente non sul loro significato, né sull’eredità che lasciano all’Italia e al movimento. Questi sono stati i Giochi della gente, fatti per la gente" 

Simone Corbetta

15 marzo - 22:49 - CORTINA D'AMPEZZO

Cortina risplende per la cerimonia di chiusura dei XIV Giochi Paralimpici invernali. Italian Souvenir è il titolo dato alla cerimonia che omaggia l’animo più autentico dello sport paralimpico. Lo stadio del ghiaccio, realizzato per i Giochi del 1956, stracolmo, si trasforma in un palcoscenico denso di giochi di luci e colori. 60 ballerini e 8 atleti disabili danzano vestiti con delle tute da sci anni ’60, qualcosa di nostalgico, che però guarda al futuro. Compaiono delle corde luminose, simbolo dell’unione che trasforma l’energia del singolo in forza collettiva. Entra il Tricolore portato da sei atleti e viene issato dalla polizia in uniforme storica. Entrano i medagliati italiani e l’inno di Mameli viene cantato da Arisa. Entrano le mascotte di questi Giochi, Tina e Milo, e inizia ufficialmente la parata delle bandiere sotto la musica di Gabriele Capponi, dj tetraplegico dopo un incidente stradale. Gli Stati Uniti sfilano per terzultimi visto che ospiteranno i prossimi Giochi nel 2028, seguiti dalla Francia che ospiterà i prossimi Giochi invernali nel 2030 e, infine, l’Italia con Emanuel Perathoner, doppio oro nello snowboard. La violoncellista italo-bulgara Hristina Formisanoff crea un mix di musica classica e moderna, facendoci volare in un viaggio visuale e sonoro. Il tutto esplode in un caleidoscopio di immagini. Prende forma una montagna, simbolo dei Giochi, ma anche del trasformare l’ostacolo in trampolino, il limite in orizzonte. Appare Giorgia Greco, ballerina colpita da un osteosarcoma, che danza con una gamba sola. La sua presenza racchiude il senso più profondo di ciò che vediamo, ossia non la mancanza, ma la forza. Non il limite, ma la possibilità. 

bandiera

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Gli alpini ammainano la bandiera paralimpica e questa viene consegnata a Andrew Parsons (Presidente IPC) che la affida ai Presidenti delle regioni francesi dove si svolgeranno i Giochi del 2030. Parte la Marsigliese, dapprima lentamente eseguita al pianoforte, per poi diventare più vibrante e vivace con orchestra e percussioni. I paesaggi delle Alpi francesi si alternano a immagini degli atleti francesi, guidate dal ritmo della batteria. Prende parola Giovanni Malagò, presidente del comitato organizzatore: "Cala il sipario sulle competizioni sportive, ma certamente non sul loro significato, né sull’eredità che lasciano all’Italia e al movimento. Questi sono stati i Giochi della gente, fatti per la gente. C’è una parola semplice che ci unisce tutti ed è speranza. Quella che lo sport e i suoi valori possano contribuire a costruire un futuro migliore". Gli fa eco Parsons: "Grazie al popolo italiano. La vostra passione e la vostra generosità hanno reso questi Giochi indimenticabili. Purtroppo, è giunto il momento di dichiarare conclusi i Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026". Al centro del palco appare una boule de neige, una sfera pulsante di luce e magia. Giunge Sofia Tansella, una bambina italiana con atrofia muscolare spinale, ed è come se si addentrasse in un sogno. Arriva a toccare la sfera e soffia sul fuoco di un portacandele: si spengono i bracieri di Milano e Cortina. Arrivano i Planet Funk per il gran finale. Questa è l’ultima cartolina di questi Giochi, l’ultimo souvenir da mettere in valigia prima di tornare a casa... “Ciao ciao, Cortina!”

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