Chiamatele botte amiche: dalle armi laziali al wrestling di Ibra, storie di compagni che si menano

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Inter Milan's goalie Francesco Toldo, left, grabs his teammate Luigi Di Biagio by the throat during a tense moment in a UEFA Champions League second-leg soccer match against Valencia in Valencia, eastern Spain, Tuesday April 22, 2003. Inter Milan advanced to the semifinals thanks to Christian Vieri's fifth minute goal. (AP Photo/Ramon Espinosa)

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Il Real è una polveriera? Tchouameni ha mandato Valverde all'ospedale? Bazzecole: gli spogliatoi hanno visto lanci di forbici, colpi di pistola, duelli rusticani, prese da lotta, strangolamenti....

Furio Zara

Collaboratore

8 maggio - 17:43 - MILANO

Le botte amiche. Quelle tra compagni di squadra. Botte vere, regolamenti di conti modalità duello western, risse burine che esplodono in un attimo, scazzottate, ceffoni alla Bud Spencer e Terence Hill, unghiate a tradimento, muso contro muso, con la giugulare a molla e la bava alla bocca, persino coltelli, in qualche caso anche una pistola. Sono giorni caldi, questi. Il Real Madrid è una polveriera. Valverde è finito in ospedale, trauma cranico mica un graffio, dopo un confronto in allenamento con Tchouameni (se l’erano giurata), qualche giorno fa Rudiger ha messo le mani in faccia a Carreras (per il club: “Episodio irrilevante e già chiuso”). Dall’altra parte dell’oceano, in Brasile, al Santos, Neymar durante un allenamento ha dato uno schiaffone a Robinho Junior. La colpa? Lesa maestà. E insomma, il ragazzo si era permesso di fare un dribbling di troppo, irrispettoso, al cospetto di O Ney. Il problema, quando vengono a contatto le superstar e le matricole, è proprio il rispetto: qualche anno fa, sempre al Real Madrid, Sergio Ramos, il più califfo tra i califfi, interpretò male un tackle di Reguilón e gli calciò addosso il pallone non una, bensì due volte (al primo tiro aveva calcolato male la mira). Sempre tra i Blancos - bell’ambientino, vero? - Carvajal durante un torello beccò una pallonata in faccia. Non c’era volontà di dolo, per cui nessuno andò a consolarlo, così lui fece l’offeso e cominciò ad inveire contro tutti, strattonando ora questo e ora quello. Un altro Robinho, il padre stavolta, una ventina d’anni fa, era il Real di Capello, andò allo scontro con Gravesen, che anche solo sbadigliando se lo sarebbe risucchiato.

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