Cervelli: "Mi voleva il mio Venezuela, ma amo l'azzurro e Del Piero. E ho unito pure il parlamento italiano"

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L'allenatore dell'Italia che sta stupendo il mondo è venezuelano ma la famiglia viene da Bitonto: "Non dormo da due settimane. Dopo la vittoria contro gli Usa abbiamo capito di poter battere chiunque"

Mario Salvini

Giornalista

16 marzo 2026 (modifica alle 11:59) - MILANO

Per capire davvero cosa succederà, stanotte, a Francisco Cervelli nella semifinale Italia-Venezuela, bisognava essere stati sui peggiori social di Caracas dieci-quindici anni fa. Da quando lui fece la grande scelta per il WBC del 2009 e poi per quelli successivi. Il Venezuela lo voleva, lui scelse l’azzurro. "Perché sono innamorato dell’Italia da sempre. Della cultura, dell’arte, dell’eleganza, ma anche della maglia azzurra". Difficile crederlo, nel baseball mondiale non è così gloriosa. "Ma infatti parlavo di quella di calcio al Mondiale del 1994, quando avevo 8 anni. Era la mia nazionale, è la mia nazionale, di mio papà Emanuele che è arrivato a Valencia da Bitonto, quando era bambino, coi miei nonni".

Da allora però ad ogni Classic sono state accuse di tradimento. A Guadalajara, nel 2017, nei due scontri diretti fu un insulto continuo... 

“In Venezuela il baseball è come il calcio in Italia. È una religione, e quindi si tende ad essere estremisti. Ma adesso è un po’ cambiata, c’è tanta gente contenta per me. Magari domani (stasera, ndr) un po’ meno. Speriamo…” 

Dopo la vittoria contro gli Stati Uniti abbiamo capito di poter vincere contro tutto e tutti

Francisco Cervelli, Ct Italia

Ha dormito sabato notte? 

“Pochissimo. Sono due settimane che non dormo quasi mai” 

Cosa ha ripensato della vittoria con Portorico? 

“Ho pensato alla partita col Venezuela, a che ordine di battuta fare, a chi far lanciare...” 

Però avete fatto qualcosa di grandioso… 

“Sì, un’emozione enorme. Dopo il torneo penserò bene a quello che abbiamo fatto. Siamo una squadra spettacolare, nessuno si aspettava niente del genere. La chiave di tutto è stata la vittoria sugli Stati Uniti. Abbiamo avuto un atteggiamento incredibile. Lì abbiamo capito di poter vincere contro tutti”. 

Questa squadra ha una grande anima e un suo stile, in campo e fuori... 

"Sì, ci si aiuta, si lavora insieme. Lo stile l’ho imparato agli Yankees, da Joe Torre. Per questo voglio che i ragazzi fuori siano sempre eleganti. Perché l’eleganza crea identità e ci distingue. Quando mi chiedono qual è la cosa più bella di essere italiano rispondo che è la bellezza, l’arte, la classe".

Ha dato lei l’ordine di rubata a Pasquantino al 4° inning? 

“No. Lo ha deciso lui. Mi aveva chiesto se avrebbe potuto farlo e gli avevo detto 'Sì, ma devi arrivare salvo'. È un giocatore intelligentissimo, sa di non essere veloce, ma ha trovato il modo di farlo nel momento decisivo”.

In Parlamento ci hanno applaudito sia maggioranza che opposizione: lo sport deve unire

Francisco Cervelli, Ct Italia

Nel 2009 da giocatore disse a Marco Mazzieri, allora suo ct ora presidente federale, che dopo il ritiro sarebbe diventato manager dell’Italia. È successo, eppure non aveva mai allenato prima. Adesso la cercheranno in Mlb… 

“È vero, ero stato solo coach dei catcher ai San Diego Padres nel 2022. Sì, ho avuto tanti messaggi. Ma ora penso all’Italia. Il Classic è solo un passaggio per andare dove vogliamo arrivare…” 

Dove? 

“A essere la miglior squadra d’Europa. E sarebbe bello all’Olimpiade, nel 2028 e in futuro. In questo senso il Classic è in un progetto a lungo raggio”. 

Intanto avete creato un entusiasmo mai visto. Cose le ha fatto più piacere? 

“Spero che sempre più bambini e bambine giochino al nostro sport. Che è divertente. E poi mi è piaciuto quando Giorgia Meloni ha detto della nostra vittoria e in Parlamento hanno applaudito maggioranza e opposizione. Lo sport serve a questo, a unirci. In campo, per 27 out o per 90 minuti nel calcio, siamo tutti uguali”. 

Le piace proprio molto, il calcio… 

“Sì, sono tifoso juventino per via di Del Piero, il mio idolo, che ho conosciuto e con cui mi messaggio. E stravedo per la nazionale. Appena finito qui, voglio venire in Italia. Dite a Gattuso se mi invita alla partita di playoff…".

Certo. Quante possibilità abbiamo col Venezuela? 

“Le stesse che avevamo con Stati Uniti, Messico e Portorico. Non siamo i favoriti, ma non siamo più gli stessi che eravamo prima di cominciare. Qualcosa è cambiato nella squadra e nel baseball italiano. E questo lo sa anche il Venezuela. Sa che siamo pericolosissimi”.

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