Castro e la mitica "9" giallorossa: sulle orme di Prati, Pruzzo, Voeller e Batistuta

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Il centravanti strappato al Bologna eredita una maglia indossata da punte che hanno fatto la storia della Roma. Con Malen una coppia che ricorda l'Aeroplanino e Batigol

Non è solo un numero di maglia. E’ un destino, un’investitura, un’ossessione. La "9" della Roma, raccolta in eredità da Santiago Castro, nuovo centravanti giallorosso accanto all’olandese Donyell Malen, è una promessa di felicità per un popolo intero. Quello romanista. E la prima sensazione intensa che l’argentino proverà correndo con quel numero addosso sarà la stessa dei suoi grandi predecessori: lui, il talento ex Bologna, non giocherà mai da solo, perché con lui correranno sempre quelle ombre giganti del passato. E se c’è un attaccante centrale che forse più degli altri può diventare l’esempio per il primo acquisto della stagione, per caratteristiche e tocco di classe, quello è Vincenzo Montella, l’Aeroplanino che fu acquistato da Franco Sensi dalla Samp per 40 miliardi di lire nel 1999 e che riuscì a coesistere con un certo Gabriel Batistuta (proprio come è chiamato a fare ora l’ex Velez con Malen) vincendo lo scudetto del 2001.

i re dei gol

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E allora ogni volta è un brivido che si arrampica sulla pelle. La "9" solleva stupori e scatena fantasie a queste latitudini. E’ inimitabile. Addirittura lo stesso Batistuta, dovendo convivere con Montella, dovette accontentarsi della "18" dopo un lungo braccio di ferro estivo con il compagno di squadra. E quando domani Castro varcherà per la prima volta i cancelli di Trigoria per il primo allenamento sarà inevitabile attraversare lungo i corridoi del centro sportivo la galleria dei volti che hanno reso quella maglia una tela d’autore. Ad ispirarlo sarà prima di tutto Pierino Prati, arrivato nell’estate del 1973 e divenuto in fretta un idolo l’idolo dei tifosi con 41 gol in 108 partite, il più importante quello del sorpasso sulla Lazio scudettata, nel campionato 1974-75, quando i giallorossi vinsero il derby con un suo gol sotto il diluvio. Ma tra i re del gol più recenti il 21enne Santiago potrà caricarsi di motivazioni davanti alle foto del bomber Roberto Pruzzo (uno scudetto e 4 Coppe Italia, 106 gol complessivi in campionato in 240 partite), del leader Rudi Voeller (una Coppa Italia) o del connazionale Abel Balbo, il centravanti voluto da Carletto Mazzone che in 5 stagioni collezionò 78 reti in 149 partite di Serie A. Non solo. Perché in epoca ancor più recente ci sono sempre le immagini d’esultanza di Edin Dzeko (in sei stagioni 199 partite di A con 85 gol che salgono a 119 comprese le coppe sempre con l’eleganza di un cigno…) e di Romelu Lukaku che quella "9" per la verità fece diventare "90". 

derby

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Ecco perché davanti alle Colonne d’Ercole del mondo conosciuto, Castro non avrà paura ora ad andare oltre spingendo più in là la sua filastrocca del gol. E da Montella, colui che più gli assomiglia, l’argentino potrà imparare in fretta soprattutto la lezione dei derby. Perché l’Aeroplanino entrò nel cuore della gente soprattutto grazie alle sue imprese nelle stracittadine: la doppietta nel primo giocato e vinto 4-1, il poker inflitto a Peruzzi e Nesta nel 5-1 del 2002. Cose e consigli che a Tammy Abraham e Artem Dovbyk - gli ultimi "9" sbiaditi e divorati dalla pressione sulla sponda giallorossa del Tevere - il giovane Santiago non potrà chiedere.

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