Il sovrintendente Colabianchi: "Si interrompe rapporto di collaborazione che stava producendo risultati di grande rilievo sul piano internazionale"
- Ufficio stampa Fenice
03 marzo 2026 | 17.30
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"Purtroppo il clima che è stato creato non mi permette di portare avanti con serenità il mio incarico. Ho deciso quindi di recedere con effetto immediato dal contratto tra noi in essere, non ritenendo più possibile operare in questa situazione". Con queste parole il manager culturale Domenico Muti, figlio del maestro Riccardo Muti, ha annunciato oggi la conclusione del suo rapporto come consulente del Teatro La Fenice di Venezia con una lettera inviata al sovrintendente Nicola Colabianchi, decisione maturata dopo le critiche dei giorni scorsi mosse dai sindacati che in un comunicato hanno parlato di "opacità".
Nella lettera, di cui l'Adnkronos ha potuto visionare il testo, Domenico Muti informa Colabianchi "di rinunciare altresì ai compensi già maturati e allo stato non ancora richiesti né percepiti". Muti coglie, infine, l'occasione di ringraziare il sovrintendente per avergli affidato questo "importante incarico di consulente della Fondazione Teatro La Fenice per le tournée Internazionali. Incarico che avevo accettato con entusiasmo e che avrei voluto condurre con la massima professionalità, ben conscio della gloriosa storia del Teatro La Fenice e delle varie opportunità che avremmo potuto sviluppare".
La rinuncia alla consulenza di Domenico Muti è l'ultimo atto del 'caso Fenice' che si trascina dal settembre scorso, quando il sovrintendente Colabianchi ha nominato Beatrice Venezi direttore musicale a partire dall'ottobre 2026. Nomina che ha trovato l'opposizione dell'orchestra del Teatro, non ritenendo il curriculum di Venezi all'altezza del prestigio dell'istituzione veneziana. Domenica scorsa, 1° marzo, sono stati i sindacati a mettere nel mirino le consulenze della Fenice a collaboratori esterni, in un momento in cui "ci avevano bloccato il pagamento del welfare perché ritenevano di dover verificare i conti della Fondazione". Per quanto riguarda Domenico Muti, si tratta di un contratto per tre anni che prevede un compenso di 30 mila euro all’anno per il periodo dal 3.11.2025 al 02.11.2028, come è stato segnalato nel sito della Fondazione. L'altra consulenza critica dai sindacati è quella con l'agenzia Barabino e Partners per 39.000 euro.
Con una nota ai sindacati in data lunedì 2 marzo, Colabianchi ha replicato: "Contrariamente a quanto sostenuto, le due consulenze oggetto di discussione non sottraggono risorse economiche al Teatro, bensì sono state istituite con il preciso obiettivo di generarne di nuove operando su due fronti strategici di sviluppo e tutela del brand: la prima delle consulenze mira a rafforzare l’immagine e la comunicazione della Fondazione, generando un ritorno di visibilità essenziale nel panorama attuale; l’altra mira all’acquisizione di risorse e all’internazionalizzazione: l’incarico affidata al dottor Domenico Muti, manager dalla esperienza ventennale nel settore, rappresenta una grande occasione strategica per acquisire nuovi fondi e organizzare tournée. Lo scopo è proprio quello di valorizzare le masse artistiche, permettendo loro di sedimentare nuove competenze e di prendere parte a esperienze professionali altamente prestigiose".
E in seguito alla lettera che gli è pervenuta oggi, il sovrintendente Colabianchi ha dichiarato all'Adnkronos: "Dopo aver letto la lettera del dottor Muti, desidero esprimere un profondo sentimento di amarezza per l’interruzione di un rapporto di collaborazione che stava producendo risultati di grande rilievo sul piano internazionale per la nostra Fondazione, contribuendo in modo significativo all'arricchimento e alla valorizzazione delle nostre maestranze". "Sono rammaricato che questo percorso si interrompa a seguito di un’operazione trasparente che è stata invece oggetto di strumentalizzazioni - ha sottolineato Colabianchi - Con il dottor Muti stavamo già lavorando a importanti iniziative che avrebbero portato il Teatro La Fenice in Cina, in Giappone, negli Emirati Arabi Uniti e in Germania negli anni 2027 e 2028. Dalla sottoscrizione del contratto di collaborazione, avvenuta all’inizio dello scorso novembre, abbiamo svolto un lavoro intenso e altamente produttivo, che purtroppo oggi si interrompe perché il dottor Muti ha ritenuto di non poter proseguire in un clima di questo tipo. Mi auguro sinceramente che possa riconsiderare la sua decisione".
Sulla vicenda è intervenuto Marco Trentin, orchestrale della Fenice e sindacalista della Fials. "Una reazione, in qualche misura, era inevitabile e così è stato - ha dichiarato all'Adnkronos - Anche questa vicenda deve insegnare quanto siano fondamentali la trasparenza e la correttezza: senza questi presupposti non si va da nessuna parte. E' chiaro che le scelte spettano al sovrintendente, ma quando vengono contestate è necessario aprire un confronto, perché un certo tipo di gestione non conduce a soluzioni efficaci. Se si vuole davvero trovare un punto di equilibrio, a questo punto occorre ripartire da zero. Questa situazione non giova a nessuno e mi dispiace per il dottor Muti, nei confronti del quale non nutriamo alcuna ostilità. Preciso, infine, che noi non abbiamo strumentalizzato alcunché, abbiamo solo richiesto delle informazioni". (di Paolo Martini)
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