Caro carburanti, il governo guadagna con l’Iva: ora pensa a sconti fino a 10 centesimi

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A quanto risulta al Codacons, la vendita di carburanti nel solo mese di luglio porterà circa 2,93 miliardi di euro nelle casse pubbliche: dal Consiglio dei ministri del 4 agosto si attende un decreto che segni il ritorno della accisa mobile finanziata proprio dall’extra gettito fiscale

Gianluigi Giannetti

26 luglio - 16:55 - MILANO

Non si può più rimandare a data da destinarsi. Quella di venerdì 31 luglio segna l’inizio del grande esodo estivo, ma tutto fa ormai presupporre che il governo non riuscirà a rispettarla. Sarà infatti il Consiglio dei ministri fissato per il 4 agosto l’appuntamento vero da cui ci sia attende una soluzione all’emergenza caro carburanti, con un decreto che riproponga qualche misura di sconto sui prezzi, ormai a livelli record. Da palazzo Chigi trapela che la riduzione allo studio sarebbe compresa tra 7 e 10 centesimi al litro.

In Emergenza

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Il messaggio è quello di una fase di estrema attenzione alla ricerca di fondi, anche se appare probabile non saranno sufficienti a riproporre lo schema del taglio secco della accisa, un sistema cioè istantaneo e completamente a carico del bilancio pubblico generale. Lo Stato ha finora calmierato per ben tre volte i prezzi dei carburanti, con uno taglio secco prima di 20 centesimi, poi di 10 e infine di 5 centesimi, con l’ultimo intervento che è terminato però il 3 luglio scorso. Da allora, si cercano soluzioni. Pur in piena emergenza, dovremo presumibilmente attendere fino al 4 agosto per capire come il governo avrà modo di agire a favore dei cittadini, nonostante dal caro carburanti tragga anche tecnicamente vantaggio. Secondo le previsioni del Codacons, solo nei mesi di luglio e agosto la spesa complessiva degli italiani per i rifornimenti è destinata a raggiungere quota 10,8 miliardi di euro, in aumento di +1,9 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2025. Ai prezzi attuali, lo Stato incasserebbe tra luglio e agosto circa 5,6 miliardi euro grazie alla tassazione sui carburanti.

L'accisa si morde la coda

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A quanto risulta al Codacons, la vendita di carburanti nel solo mese di luglio porterà circa 2,93 miliardi di euro nelle casse pubbliche nella forma di Iva e accisa, che oggi pesa per il 53,3% su ogni litro di benzina e per il 51% su ogni litro di gasolio. Stando alle indiscrezioni ormai insistenti, il governo è costretto proprio ad attendere le cifre definitive dell’extragettito Iva di luglio per capire come muoversi. Sul tavolo c’è infatti il ritorno della formula della “accisa mobile”, uno strumento che attribuisce al governo la facoltà di ridurre l’ammontare di quella tariffa indifferenziata in cui dal 1995 confluiscono tutte le tasse introdotte fin dalla prima metà del secolo scorso per fronteggiare economicamente le conseguenze di disastri naturali o eventi militari. Abbattere in questo modo il prezzo dei carburanti è possibile, ma per un tempo limitato. È vero, lo Stato sta generano un extragettito, un guadagno oltre la media che è figlio dell’aumento del petrolio a livello internazionale. Le casse pubbliche inevitabilmente incassano somme maggiori per l’Iva al 22% applicata sul prezzo finale di benzina e gasolio. L’extragettito può venir trasformato in un uno sconto per il pubblico, ma esiste però un problema, e non è piccolo. Il prezzo finale dei carburanti sui cui si calcola l’Iva è composto in effetti del costo industriale di benzina e gasolio più la stessa accisa. Ridurla significa dare certo vantaggio a cittadini, ma diminuire percentualmente la cifra di Iva al litro, quindi i soldi in arrivo allo Stato che proprio questo vantaggio permettono. L’accisa mobile non può essere dunque una risorsa di lungo periodo. Allo studio ci sarebbe un decreto che garantirebbe uno sconto compresso tra i 7 e i 10 centesimi al litro e che coprirebbe il mese di agosto. L'urgenza, del resto, è evidente.  Secondo il Codacons, dal 3 luglio scorso, data di termine della precedente campagna di sconti, il prezzo medio del gasolio è salito di 30,2 centesimi di euro sulla rete ordinaria, con una impennata del +16%, e di 28,7 centesimi in autostrada, mentre la benzina è rincarata di 17,8 centesimi.

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