Il coach ritrovato parla dopo il 9”67 ventoso di Marcell: "È istinto e potenza, ha ritrovato la sua natura"
Marcell Jacobs, dopo una settimana molto europea tra Parigi, Vienna e Monaco di Baviera, ieri sera è tornato a Roma. Il 9”67 sui 100 di mercoledì a Eisenstadt, nei pressi dalla capitale austriaca, pur ottenuto con una bufera di vento a favore (4.1 metri al secondo) ha definitivamente rilanciato le sue ambizioni. E quelle di Paolo Camossi, da gennaio di nuovo suo allenatore, dopo una separazione di 28 mesi.
Paolo, cos’ha detto il consueto controllo di Marcell in Germania dal dottor Müller-Wohlfahrt?
“Nulla. Ancora un po’ e ci chiedeva che cosa fossimo andati a fare... Buon segno”.
Qual è il segreto del nuovo Jacobs?
“Il buon senso: in allenamento, per mesi, abbiamo messo da parte il cronometro, pensando a recuperare le sue doti naturali, quel che ha dentro”.
Ovvero?
“La capacità di correre rilassato, decontratto, sviluppando grande potenza al suolo. Da gennaio abbiamo lavorato con questo obiettivo”.
Io e lui come partner che si rimettono insieme: si conoscono pregi e difetti ed è più facile"
Missione compiuta?
“Per quel che ho visto mercoledì, direi che siamo sulla buona strada. In tutte le uscite precedenti c’era stato qualcosa che aveva parzialmente compromesso la prestazione. In Austria, invece, ha ritrovato la progressione dei giorni migliori. La chiamo 'la grande accelerazione'“.
Cosa sottintende?
“La capacità di spingere dall’inizio alla fine, senza scompensi. A determinarla sono i primi appoggi, che danno il ritmo. A Eisenstadt, in finale, da questo punto di vista è stato perfetto. Deciso e sicuro sin dall’uscita dai blocchi, poi ha ceduto niente”.
È stato difficile tornare a lavorare insieme?
“Credo sia stato come quando ci si separa dal proprio partner e poi si decide di tornare insieme. Conoscendo molto bene reciprocamente pregi e difetti dell’altro, la situazione diventa più facile”.
Cosa non ha funzionato nel 2024-2025 di Jacobs?
“Non sta a me dirlo. Sottolineo però che per ogni allenatore, all’inizio di un rapporto, capire le esigenze del proprio allievo è complicato. Poi, probabilmente, c’è un aspetto legato all’italianità”.
Può spiegare?
“Quel che distingue i tecnici tricolori dagli altri è l’eredità storica e culturale del nostro Paese: siamo artisti, abbiamo inventiva e, anche in senso figurato, sappiamo vestire la gente con l’abito più adatto. Ecco, nel nostro caso, significa che sappiamo dare all’atleta ciò di cui più ha bisogno”.
L’esperienza statunitense, da un punto di vista umano, gli ha fatto bene. Sportivamente meno
Quanto conta in tutto ciò il rapporto personale?
“Voler troppo bene a un atleta è un errore. Dire il 'mio' atleta è sbagliato. I 'suoi' risultati non devono essere i 'nostri'. La relazione è una forma di lavoro. Poi se c’è feeling, come con Marcell, tanto meglio”.
Cos’è cambiato tra voi rispetto a prima?
“Parlo per me: quel che ho vissuto allora e vivo ora è una parte bellissima della mia vita professionale. Ma ce n’è un’altra, lontana dalla pista e non bisogna dimenticarla. Ti tiene collegato alla realtà. Credo che i due anni lontani ci abbiano reso entrambi più consapevoli, forse più maturi. E detto a 52 anni...”.
Vale anche per Marcell?
“L’esperienza statunitense, da un punto di vista umano, gli ha fatto bene. Sportivamente meno, ma il 9''85 dei Giochi di Parigi è stato un capolavoro. Anche in questo senso non tutto è andato male”.
Dove potrà arrivare, ora?
“Mercoledì ha fatto una gara tecnicamente di gran qualità. Paragonabile al 6”41 col quale vinse i 60 dei Mondiali indoor 2022. Ma anche l’altra sera, come allora, quando non fu perfetto in partenza o come in finale ai Giochi di Tokyo, quando si tuffò in anticipo, c’è stata qualche sbavatura. Può crescere”.
Eppure, visivamente, è parso quadratissimo.
“Ha ben gestito l’incidenza del vento: non era facile. In tali condizioni le gambe girano rapide, le ginocchia salgono alte, i piedi sfiorano il terreno e lo azzannano, ma c’è il rischio di perdere appoggi”.
È l’istinto o il frutto di analisi (anche) video?
“Guardo le gare coi miei occhi, ma le faccio riprendere da tre diverse angolazioni. Poi osservo, analizzo e propongo eventuali correttivi. A far la differenza, però, è la naturalezza del gesto di Marcell. Nelle prime gare dell’anno aveva un’azione 'pensata'. In quella austriaca le condizioni l’hanno un po’ falsata. Sarà ideale quando 'partirà, chiuderà e via'".
L’avvicinamento agli Europei prevede Montecarlo venerdì prossimo, poi probabilmente un’altra gara, gli Assoluti di Firenze
Quanto conta il nuovo fisio, Alessandro Monti?
“Tanto: è attento e capace. Ha fatto rinunce per vivere quest’avventura in simbiosi con lui. Io lo bullizzo: presto posterò il video di una sua partenza, da ex velocista, con me starter: i comandi sono particolari... Se si va oltre la routine ne discutiamo, mentre le sedute in palestra e in campo le gestisco io”.
Quali i prossimi passi?
“Cureremo i dettagli, a caccia di un’azione ancora più armonica. L’avvicinamento agli Europei prevede Montecarlo venerdì prossimo, poi probabilmente un’altra gara, gli Assoluti di Firenze, il raduno per la staffetta e, nel mentre, una ritaratura”.
Cosa succederà alla 4x100?
“Il responsabile di settore dovrà avere una buona dose di coraggio, dovrà giocarsela. Come? Probabilmente cambiando qualcosa”.
Come gestisce il lavoro per Marcell con quello di capo dell’area tecnica dei salti azzurri?
“Vivo in un Eden. Non sono connivente con chi commette errori, né faccio foto con chi vince. Ma intervengo solo se qualcosa non funziona o su richiesta. L’ambiente è propositivo e fa risultati. Coordino, organizzo: sto più tempo in ufficio o davanti a un pc, che in campo. A proposito: da 34 anni devo un grazie grande così alle mie Fiamme Azzurre. Ora mi lasciano anche utilizzare l’impianto di Casal del Marmo: è diventato la seconda casa di Marcell”.









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