Una legge approvata in California nel 2024 rende obbligatori degli aggiornamenti di sicurezza contro il cyber stalking entro il 1° luglio 2026. Per questo, l'associazione che negli Stati Uniti riunisce i gruppi General Motors, Toyota, Volkswagen e Hyundai ha dichiarato che i costruttori potrebbero essere costretti a sospendere la vendita di veicoli nuovi e usati qualora la legge non venisse modificata
Michele Floris
24 giugno - 19:19 - MILANO
Martedì 23 giugno un gruppo di produttori di auto avrebbe minacciato le autorità dello stato della California di ritirare le proprie vetture dal mercato del nuovo e dell’usato nello stato Americano a partire dal 1° luglio. La protesta, movimentata dall'associazione Alliance for Automotive Innovation che rappresenta i gruppi General Motors, Toyota, Volkswagen e Hyundai, nasce in risposta ad una legge approvata nel settembre del 2024, volta a implementare i sistemi di sicurezza delle auto dalle attività di cyber stalking. Dal momento che la legge comporta aggiornamenti informatici imminenti che interesserano un'ampia gamma di automobili, i produttori si sono detti pronti a bloccare le vendite (anche di auto usate) qualora la normativa non venga modificata entro il 1° luglio o quantomeno i suoi effetti non vengano posticipati più avanti.
COSA DICE LA legge californiana
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La normativa in questione è il Senate Bill numero 1.394 del 2024, che comporta per la legge californiana un primo passo verso la tutela delle vittime di cyber stalking. In particolare, l’obiettivo della normativa è quello di implementare, su tutte le auto della California prodotte dopo il 1° gennaio 2028, un sistema che permetta al proprietario, una volta salito in auto, di sapere se qualcuno dall’esterno ha effettuato un accesso da remoto alle impostazioni dell’automobile o alla sua geolocalizzazione. La legge prevede anche provvedimenti imminenti, dato che entro il 1° luglio 2026 dovranno essere conformi alle regole appena descritte anche tutte le auto già prodotte e dotate di software che permettono aggiornamenti da remoto. È proprio questo il passaggio al centro delle proteste di Alliance for Automotive Innovation, che lo ritiene un’operazione tecnologicamente troppo complessa e dispendiosa.








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