Brunson da leggenda, Brown la guida, Anunoby uomo ovunque: tutti i volti del capolavoro Knicks

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New York impazzisce di gioia e si prepara a celebrare i propri eroi: l’amministrazione comunale dovrà trovare la data giusta per una parata che, in un'agenda cittadina già fittissima, potrebbe portare per le strade della Grande Mela 3-4 milioni di persone

Simone Sandri

14 giugno - 06:41 - NEW YORK

La festa può finalmente iniziare. L’epilogo che sembrava scontato dopo la più incredibile delle rimonte messa a segno in gara-4 davanti a un Garden scioccato ed estasiato e’ puntualmente arrivato a casa di Wemby, in quella San Antonio che di titoli Nba se ne intende. I Knicks sono campioni Nba, qualcosa che una tifoseria abbonata alle delusioni negli ultimi 27 anni oramai faceva fatica persino a sognare. Il primo titolo dal lontanissimo 1973 arriva quindi grazie a un gruppo davvero particolare messo insieme da un burattinaio con il pedigree certamente meno nobile di alcuni suoi illustri predecessori, come Isaiah Thomas e Phil Jackson, che però avevano fallito rovinosamente, ma che ha trasformato in oro colato praticamente ogni sua mossa. C’e’ quindi tanto Leon Rose nella vittoria della squadra più amata dalla Grande Mela, una città che comunque di sport ad altissimo livello ne sa molto, e di successi ne ha collezionati parecchi. Non però nello sport che accomuna un po’ tutti i newyorchesi i quali magari si dividono tra Jets e Giants o Yankees e Mets, ma che nemmeno l’arrivo in città, dei Nets, dopo il trasferimento dal New Jersey, ha scalfito la fede dei tifosi di basket della Grande Mela. New York ama visceralmente i Knicks e proprio quando la tifoseria aveva oramai perso ogni speranza, la stella più “anti-star” di tutta la Nba, per via del suo fisico, della sua storia personale (scelta al secondo turno dei Mavericks che poi lo hanno lasciato partita da free agent perché Mark Cuban considerava troppo generoso un quadriennale da 55 milioni di dollari) e del suo approccio al lavoro in palestra ha regalato la gioia più grande alla città. Jalen Brunson merita una statua davanti al Madison Square Garden e diventata di diritto probabilmente il più grande Knickerbocker della storia, con buona pace di leggende come Willis Reed, Clyde Grazie o Patrick Ewing. Attorno al giocatore strappato ai Mavericks nel 2022 Rose ha creato un gruppo davvero granitico con operazioni rischiose, e spesso pure criticate, ma che alla fine hanno pagato straordinari dividendi. Da Towns a Bridges, dalla scelta di non puntare tutte le fiches su Giannis, alla trade di OG Anunoby, diventato forse il miglior “two way player” di tutta la Nba, fino all’esonero nella scorsa offseason del tecnico che aveva raggiunto il miglior risultato negli ultimi 25 anni per affidarsi a un allenatore reduce dal licenziamento con i disastrosi Kings. Mike Brown però si e’ rivelato il coach perfetto per un gruppo talentuoso che aveva bisogno di una voce diversa da quella forse troppo “old school” di Tom Thibodeau e nella postseaon non ha sbagliato nulla, mostrando anche coraggio nel rinnegare alcune delle sue idee mostrate durante la regular season. Un vero capolavoro che adesso verrà celebrato, in una città che sta già impazzendo di gioia, con quella che per forza di cose diventerà la più imponente parata nella storia della Nba. L’amministrazione comunale dovrà trovare la data giusta per la celebrazione ufficiale dei Knicks che manderà in tilt una metropoli alle prese con parecchi eventi, oltre che con le partite del mondiale, con una parata che porterà per le strade cittadine secondo le previsioni dai tre ai quattro milioni di persone. La città che non dorme mai quindi ha un motivo in più per restare sveglia.   

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