La guerra in Medio Oriente affossa
i mercati, mentre si teme un ulteriore escalation ed i tempi
prolungati del conflitto. Gli investitori stanno valutando gli
impatti sulla crescita economica e l'eventualità di un aumento
dell'inflazione a causa dei costi dell'energia.
Dopo il tonfo dei listini asiatici è toccato a quelli
europei, in attesa dell'avvio di Wall Street dove i future sono
in forte calo. Nel Vecchio continente l'indice stoxx 600 lascia
sul terreno il 3%. Maglia nera per Madrid (-4,5%), a seguire
Milano (-3,9%), Francoforte (-3,7%), Parigi (-2,9%) e Londra
(-2,6%). Raffica di vendite per le utility, banche e
assicurazioni (-4,3%). Male anche il settore del lusso (-3,4%).
Le preoccupazioni per il conflitto e la chiusura dello
stretto di Hormuz hanno scatenato il rally delle materie prime.
Il prezzo del gas guadagna il 33,5% a 59,38 euro al megawattora,
dopo aver sfondato la soglia dei 60 euro. Corre anche il
petrolio, con il Wti che sale del 7,7% a 76,74 dollari al
barile. Il Brent si attesta a 84,07 dollari (+8,1%), dopo aver
raggiunto la soglia degli 85 dollari.
La paura di un aumento dell'inflazione quindi aumentato le
scommesse sul rialzo dei tassi, creando tensione sui titoli di
Stato. Lo spread tra Btp e Bund è salito a 69 punti, con il
rendimento del decennale italiano al 3,48% (+13 punti base) e
quello tedesco al 2,79% (+8 punti).
A Piazza Affari tonfo per Saipem (-8,4%). Male anche
Cucinelli (-6,5%) e Moncler (-6,2%). Tra le banche soffrono
Popolare Sondrio e Mediobanca (-4,7%). Brilla Lottomatica
(+5,5%), dopo i conti del 2025 in crescita.
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