Binaghi: "Jannik, questa è la vittoria della definitiva consacrazione. Se sta bene non ha rivali"

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Il presidente federale: "Quando Sinner gioca così non c’è gara. No, non l'ho chiamato prima della partita: il nostro lavoro di dirigenti va svolto dietro le quinte"

Elisabetta Esposito

Giornalista

13 luglio 2026 (modifica alle 08:55) - MILANO

Un anno fa, quando lo avevamo sentito dopo il primo successo di un italiano (sempre lui) a Wimbledon, il presidente della Fitp Angelo Binaghi era felice fino a sfiorare una certa incredulità. Adesso è un uomo ancora più soddisfatto e pieno di consapevolezza. 

Come sta presidente? 

“Benissimo! Volevate che perdessimo anche questo Slam? Dovevano succedere cose imprevedibili come a Parigi per fallirlo. Invece ci siamo”. 

Qualche brivido nel corso del match? 

“Assolutamente sì, anche perché nel secondo set Zverev continuava a servire alla perfezione, ha messo l’86% di prime. È lì che Sinner ha ribaltato l’incontro, andando a conquistare un set incredibile, superando uno Zverev in gran forma, che giocava libero anche il diritto e che serviva in modo perfetto. Credo che solo un mostro come Jannik potesse farcela. E mi viene anche da pensare, se uno Zverev così non lo ha battuto, quando mai ci riuscirà?”. 

Aspettando Alcaraz, il tedesco sembra però essere diventato l’avversario più temibile. 

“Non ci sono avversari temibili per Sinner. Se tutto va come deve andare, se non ci sono cataclismi, malori o situazioni al limite, non ce n’è per nessuno. È vero, nel primo set Jannik ha avuto almeno un’occasione che non ha sfruttato perché non ha giocato bene, l’altro nel tie break ha preso un nastro, ma nella normalità se gioca così vince 3 set a zero con chiunque”. 

Nel corso di questa cavalcata inglese verso la vittoria, qual è stato l’incontro che più l’ha coinvolta emotivamente? 

“Nel primo match con Kecmanovic ho sofferto, Jannik giocava male. Se ho temuto che finisse lì? Non esageriamo... La situazione era abbastanza particolare dopo quello che era successo a Parigi e considerati pure il lungo stop e la preparazione degli altri tornei sull’erba saltata: era un primo turno e il nostro avversario non aveva niente da perdere e ha giocato benissimo. Ma Jannik ha gestito anche queste iniziali difficoltà al meglio. La partita contro Struff è stata molto pericolosa, perché quello giocava bene e Sinner non era ancora perfettamente in palla. E poi torno a dirvi il secondo set di questa finale, che è stato qualcosa di stellare: il match è racchiuso tutto quel secondo set. Alla fine anche in quest’edizione di Wimbledon abbiamo visto chi è il giocatore più forte del mondo”. 
 

Prima della partita lo ha sentito? 

“Guardate, io sono un presidente modesto ex giocatore, so quanto i dirigenti possano rompere le palle e cosa non devono fare. Quindi, visto che ritengo assolutamente inutile che io prima di un match vada a dire una qualunque cosa a un campione del genere, ho evitato. Ho preferito starmene nel mio cantuccio, cercando di fare il tifo nel modo più appassionato possibile. Il nostro lavoro di dirigenti va svolto dietro le quinte, concentrandoci su altre questioni. In campo c’era un grande campione, con il suo staff che è il migliore del mondo, con la sua famiglia, noi siamo qua per portargli l’affetto di tutta la comunità tennistica italiana, che continua a crescere di giorno in giorno soprattutto grazie a lui. La mia è una presenza simbolica, mettiamola così”. 

Che cosa c’è di diverso tra la vittoria di Sinner dello scorso anno e questa? 

“Questa è diversa per quello che è successo a Parigi, è diversa perché arriva per la seconda volta consecutiva quindi è quella della consapevolezza, è la definitiva consacrazione come numero uno. Ed è diverso anche lui, sta crescendo, sta maturando anche nei rapporti col mondo esterno: trascorrere un anno a queste latitudini, ovvero a questi livelli, ne vale 20-30 di una persona normale”. 

L’aggettivo che oggi vuole usare per descrivere Jannik? 

“Spaziale, un mostro spaziale”.

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