L'azzurro esordirà nel singolare a Montecarlo contro Bautista: "Per tornare al top mi serve pazienza, che non è mai stata la mia qualità migliore. Mi fa piacere essere un punto di riferimento per la generazione dopo la mia"
Campane a Martello. Quanta voglia di sentirle suonare di nuovo. Intanto, Berrettini rompe il fiato a Montecarlo con un successo in doppio insieme a Vavassori (Bolelli è rimasto in Italia per la morte del padre), in attesa di esordire oggi in singolare contro Bautista Agut. Domenica, Matteo compirà trent’anni, l’età dei primi bilanci: e il tennis è ancora al centro del suo mondo.
Matteo, l’estate scorsa non aveva nascosto i suoi dubbi in merito al futuro, ma poi ha prevalso l’amore per il gioco.
"È così, mi sono reso conto che il tennis è la mia vita e la molla che mi spinge ancora. Dovevo solo cambiare le prospettive, adesso cerco di godermi ogni momento in campo, senza lasciarmi travolgere dalle pressioni".
Però la classifica resta borderline: al n.90, la partecipazione diretta agli Slam è a rischio.
"A marzo 2024 ero n.142, quindi stavo messo peggio... E poi sono tornato tra i primi 30. È chiaro che a un certo momento subentra anche l’ego del campione, e ti fai delle domande. Ma adesso di dubbi non ne ho più: devo soltanto avere pazienza, che non è mai stata la mia qualità migliore. Ma con l’età si diventa più saggi".
Immagino che la scelta di Enqvist come coach vada in questa direzione.
"Con lui e Alessandro Bega ho costruito un team ideale che possa camminare insieme a me nel percorso che mi sono dato: ora mi alleno e sono felice, guardiamo tutti al medesimo orizzonte, che è di tornare competitivo ai massimi livelli e al tempo stesso di apprezzare tutto quello che ho costruito nel tempo".
Voglio tornare competitivo ai massimi livelli. Devo soltanto avere pazienza, che non è mai stata la mia qualità migliore"
Sono passati quasi cinque anni dalla sua storica finale a Wimbledon: è un ricordo ormai sbiadito con tutto quello che è successo dopo?
"Assolutamente no: resta il risultato più importante della mia carriera, il punto più alto. Ma anche nei momenti più difficili, io sono sempre stato convinto di essermi meritato quel livello, di valere il numero 6 del mondo che avevo raggiunto".
E che cosa manca per tornare ad avvicinarlo?
"Sicuramente la continuità, in particolare in partita, perché in allenamento davvero stiamo facendo le cose che servono. Nei tornei americani ero abbastanza soddisfatto del rendimento, sono stato aggressivo, anche se magari non per tutto il tempo che avrei voluto".
L’anno scorso qui a Montecarlo battè Zverev, oggi debutta contro Bautista Agut e in caso di vittoria affronterebbe Medvedev. La continuità ha bisogno anche di grandi avversari.
"È vero, ma io non ho mai dubitato di potermela giocare ancora con i più forti. Certamente non mi sento inferiore".
Non ho mai dubitato di potermela giocare ancora con i più forti. Certamente non mi sento inferiore".
Matteo Berrettini
A volte, basta un clic per ripartire: magari vincere una partita “sporca”, o un match contro pronostico.
"Il clic scatta quando ti rendi conto che i risultati sono il frutto di un percorso che stai portando avanti: chiaramente l’aspetto mentale conta molto, ma alla fine si torna sempre al punto di partenza. Pazienza e continuità".
Alla soglia dei trent’anni, si sente un po’ la Grande Anima del tennis italiano?
"Forse sì, ma solo perché ho maturato più esperienza grazie all’età. Però mi fa piacere che la generazione dopo la mia mi veda come un riferimento. Dopo Indian Wells, per esempio, Musetti mi ha telefonato: voleva sapere come gestire mentalmente il rientro da un infortunio. E se non lo so io, con tutto quello che ho passato...".
A proposito di Musetti: ormai è passata agli annali la cena della vigilia del torneo con lui e Cobolli.
"Io sono cresciuto con una generazione di grandi tennisti, ma mai così tanti tutti insieme. Ora siamo una forza mondiale, quattro tra i primi 20. Siamo andati a cena insieme perché siamo un bel gruppo e ci aiutiamo a vicenda. Sono contento per i ragazzi. Mi rende felice e mi dà anche una spinta per restare sul pezzo".









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