In Serie A passa lo straniero: ecco perché non conviene comprare in Italia

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Le fideiussioni frenano il mercato interno, mentre gli acquisti da club esteri sono liberi da vincoli finanziari. Anche per questo la presenza di stranieri in Serie A dilaga: quest'anno è salita al 69%. La Lega al lavoro per porre correttivi

Marco Iaria

Giornalista

7 aprile - 09:59 - MILANO

Non abbiamo i Mbappé o i Lamine Yamal, certo. Ma il talento - non necessariamente quello baciato dal dio del calcio - va coltivato, sostenuto, fatto giocare. In Italia, invece, impazza l’esterofilia. È una curva inesorabilmente crescente quella che indica l’incidenza dei giocatori stranieri sul totale delle presenze in Serie A: dal 55,2% del 2017-18 al 69,1% del 2025-26. Se si esclude la Premier League (75,4%), il campionato più ricco e globale, e la Primeira Liga portoghese (73,8%), tradizionale torneo di formazione, tutte le altre massime divisioni dei Paesi nella top ten del ranking Fifa restano dietro alla Serie A: si va dal 64,9% della Ligue 1 al 61,4% della Bundesliga, fino al 43,4% della Liga, secondo i dati di Transfermarkt. La moda contagia anche le seconde squadre: le presenze degli stranieri nell’Inter, nell’Atalanta e nella Juventus incidono rispettivamente per il 32,1%, il 25,2% e il 23,7%, molto di più della media delle altre 56 squadre di Serie C (12,3%); e nel Milan, in D, sale al 45%. 

stanza

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Parlando con i dirigenti dei club, la causa di tutti i mali è sempre la stessa e risponde al nome di "stanza di compensazione". Di cosa si tratta? Le operazioni di mercato tra società italiane avvengono per il tramite delle leghe, dalla Serie A ai Dilettanti, che agiscono a garanzia del sistema gestendo, appunto, la stanza di compensazione. I club che presentano un saldo negativo, determinato dalla compensazione tra crediti e debiti derivanti da cessioni e acquisti di calciatori, devono garantirlo con fideiussioni bancarie o assicurative. Strumenti dal costo elevato, che prevedono una commissione riconosciuta all’intermediario e sono solitamente accompagnati da una controgaranzia, come il pegno su un conto corrente o un bene immobiliare. Tale procedura scoraggia i club, soprattutto quando la proprietà è straniera, viste le ulteriori difficoltà di accesso alle fideiussioni (talvolta le banche richiedono un "collateral" pari al 100%). Di conseguenza, si tendono a privilegiare le trattative con club esteri, dove i termini di pagamento sono flessibili e rimessi all’autonomia delle parti. Un sistema così farraginoso non trova riscontri altrove, nemmeno in Francia e Germania, che storicamente vantano i meccanismi più sofisticati di controllo delle finanze. Il risultato è che, in questa stagione, esaminando tutti gli acquisti a titolo definitivo in Serie A, le operazioni con club esteri sono nettamente prevalenti: 108, contro le 68 interne. Le società italiane sono quelle che, dopo le inglesi, spendono di più nei trasferimenti internazionali: 5,2 miliardi di dollari dal 2020, contro i 4,6 delle francesi, i 4,5 delle tedesche e i 3,6 delle spagnole (fonte Fifa). Va fatto qualcosa. E questo qualcosa – a differenza di altre misure – può essere corretto all’interno del sistema calcio italiano: la stanza di compensazione è regolata dalla Figc.

intervento

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Ezio Simonelli, presidente della Lega Calcio Serie A, spiega alla Gazzetta: "Oggi è più vantaggioso acquistare un giocatore da un club estero. Mi piacerebbe quantomeno rendere paritetiche le condizioni tra trasferimenti nazionali e internazionali. Se non si riuscisse ad eliminare le garanzie fideiussorie, bisognerebbe almeno creare un consorzio di garanzia che renda meno onerosi tali strumenti". Il soggetto coinvolto potrebbe essere l’Istituto per il Credito Sportivo. La proposta è stata discussa con il ministro dello Sport Andrea Abodi, con il quale esiste una convergenza di intenti anche sull’adozione di sgravi fiscali per incentivare i club che formano giocatori della Nazionale. D’altronde, quando nacque la stanza di compensazione non esistevano né il fair play Uefa né quello Figc: oggi, chi ha debiti verso altri club non può iscriversi al campionato. Un’Italia competitiva e presente in Coppa del Mondo farebbe bene a tutti, anche agli stessi club di Serie A: valorizzerebbe il patrimonio calciatori e aumenterebbe l’esposizione del marchio, con ricadute positive sui ricavi esteri del campionato. Le proprietà straniere, ormai maggioritarie, devono capirlo. Ma devono anche essere messe nelle condizioni di favorire il mercato domestico.

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