Berardelli, coach di Sawe: "La nonna, le 70 capre e quelle doti pazzesche: vi svelo come è sceso sotto le 2 ore"

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L'allenatore italiano del primo maratoneta a scendere sotto la soglia simbolo racconta la sua vita in Kenya: "Sabastian è un uomo speciale, può arrivare anche a 1'58", grazie anche ai metodi italiani"

Andrea Buongiovanni

Giornalista

28 aprile 2026 (modifica alle 12:05) - MILANO

Stasera, dopo un passaggio a Herzogenaurach, località nei pressi di Norimberga, sede di Adidas, suo sponsor tecnico, sarà di ritorno in Kenya. Solo allora, forse, tra la sua gente in festa, capirà appieno la portata dell’impresa compiuta. In calendario c’è già un ricevimento dal presidente William Ruto. Sabastian Sawe, domenica a Londra il primo uomo nella storia a infrangere ufficialmente il muro delle due ore in maratona (1h59’30”), sarà come sempre accompagnato da coach Claudio Berardelli. Ed è proprio al 45enne bresciano che spetta il racconto del dietro le quinte di un exploit del quale, ora, tutto il mondo parla.

Claudio, se l’aspettava?

"Mi aspettavo una grande prestazione, non che Sabastian scendesse sotto le due ore. Prima della maratona di Berlino di fine settembre, era in condizioni straordinarie. Ma, complice il caldo, l’ha chiusa sopra le 2h02’. A conferma che i calcoli della vigilia sono sempre ipotetici. Non nascondo però, che a quel punto, ho perso qualche sicurezza".

Come avete reagito?

"Sabastian in ottobre ha sofferto di una microfrattura a un piede e in dicembre di mal di schiena. Così, per arrivare a Londra al meglio, visto il tempo perso, abbiamo un po’ forzato la mano".

Cosa significa?

"In allenamento abbiamo spinto ancor più del solito. Per chilometri, nelle ultime sei settimane dai 200 in su con, prima, una punta di 241. E per intensità".

È un atleta speciale?

"Anche un uomo speciale. Ho seguito tanti campioni: fisiologicamente è unico. E poi in lui c’è qualcosa che non comprendo del tutto. Di spirituale, forse. Ha una profondità d’animo e un’umiltà fuori norma. E un fuoco e una voglia che vanno oltre ogni limite. Vede la moglie e i tre figli, che stanno a un paio d’ore, ogni due weekend, quando si occupa delle sue 70 capre. Ha amato tanto la nonna che l’ha cresciuto: domenica, nel ricordarla, ha pianto".

È questo il suo segreto?

"Le scarpe, gli integratori, le metodologie di lavoro, lo staff che lo circonda: ha le condizioni migliori. Ma non bastano per spiegare quel che fa. Domenica ha corso gli ultimi 2195 metri in 5’51”. Fa 2’40” al km, roba da pista. E ha altri margini".

Da quando lavora con lui?

"Dal 2020, 2021: è arrivato a Kapsabet, a 2000 metri sul livello del mare, dove faccio base da anni e non se s’è più andato".

Lei com’è finito laggiù?

"Studiavo scienze motorie a Milano. Tra i miei mentori più influenti il professor La Torre, attuale dt azzurro. Ho conosciuto Vincenzo Lancini: oggi è il fisioterapista leader del mio gruppo, viene spesso e fa formazione. Mi ha portato in Kenya per un tirocinio. Era il gennaio 2004: avrei dovuto rimanere un mese. Sono trascorsi oltre 22 anni".

Non pensa mai di tornare?

"Non più: ho sposato Claudia, donna turkana dal nome italiano perché di una famiglia vicina a missionari del nostro Paese. Abbiamo due bimbi, Pietro e Filippo, di 6 e 3 anni. Viviamo a Eldoret, a 45’ da Kapsabet, dove da poco abbiamo inaugurato un nuovo centro con 20 camere. Mi sveglio alle 5, faccio avanti e indietro tutti i giorni, ma non mi pesa. Non finisco di imparare".

Dove arriverà Sawe? Mia moglie dice che è un regalo di Dio. Ha aperto la strada, ora tanti scenderanno sotto le 2 h. E l’1h58’ non è lontano. Spero solo ci lascino tranquilli

Si sente ancora italiano?

"Mi sento orgogliosamente figlio dei miei genitori. La prima telefonata dopo la gara, domenica, è stata a papà. Claudia e i bimbi, in estate, stanno da loro un mese e a Natale non manchiamo mai".

Quanta Italia c’è nel suo lavoro?

"Tanta, non fosse che fino al 2015 ho lavorato con Rosa Associati e da allora con la scuderia Demadonna. Devo loro dei grazie".

Quanti atleti segue, adesso?

"Una trentina. Tra i big pure Amos Kipruto, a Londra domenica 4° con 2h01’39” e 1° nel 2022, il bronzo olimpico Benson Kipruto, otto podi di Majors e ultimo re di New York, Emmanuel Wanyonyi, olimpionico e iridato degli 800, Phanuel Kipkosgei, primatista mondiale junior dei 1500 e Brillian Kipkoech che domenica, al debutto sui 42 km, ha vinto ad Amburgo in 2h17’05”".

Sawe dove arriverà?

"Mia moglie dice che è un regalo di Dio. Ha aperto una strada, ora tanti scenderanno sotto le due ore. E l’1h58’ non è lontano. Spero solo ci lascino tranquilli".

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