Batterie allo stato solido, CATL gela tutti

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La tecnologia che dovrebbe rivoluzionare l'auto elettrica con più autonomia, ricariche lampo e un rischio incendio contenuto, è ancora lontana. A dirlo è chi le batterie le costruisce più di chiunque altro al mondo.

Laerte Salvini

16 giugno 2026 (modifica alle 10:00) - MILANO

C'è chi le ritiene ormai imminenti e chi le sogna già nel pianale della sua prossima auto elettrica, ma a gelare gli entusiasmi sulle batterie allo stato solido ci ha pensato l'uomo che di batterie se ne intende più di chiunque altro. Robin Zeng, presidente di Catl,  il più grande produttore di batterie al mondo, in un'intervista al magazine cinese Caijing, ha spiegato che la commercializzazione su larga scala di questa tecnologia non arriverà prima del 2030. Una doccia fredda, perché la rivoluzione attesa da appassionati e costruttori dovrà aspettare ancora diversi anni.

BATTERIE A STATO SOLIDO NEL 2030

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A fissare l'asticella è lo stesso vertice dell'azienda. Secondo Zeng la vera commercializzazione scatterà solo quando la produzione raggiungerà il traguardo del milione di veicoli, una soglia industriale che non verrà toccata, secondo le stime dell'azienda, prima del 2030. E anche allora, almeno all'inizio, i costi elevati ne limiteranno l'impiego ai modelli premium, quelli collocati sopra i 250.000 yuan, al cambio attuale circa 33.000 euro. Il motivo del ritardo è squisitamente tecnico. Allo stato attuale la chimica tutta-solida si trova al quarto livello su nove della scala di maturità tecnologica (Technology Readiness Level), vale a dire ancora confinata alla validazione di laboratorio e ai prototipi. Il nodo più ostico è quello dell'interfaccia tra i materiali solidi: per saldare i componenti gli ingegneri ricorrono a una pressatura a 6.000 atmosfere, ma materiali con densità di compattazione diverse tendono a disallinearsi sotto pressione, aumentando la resistenza interna e accelerando il degrado delle celle. Nel frattempo, per non fermare le linee, il grosso della produzione continuerà a poggiare sulle collaudate batterie a elettrolita liquido: a maggio 2026 Catl  ha toccato una capacità installata di 33,08 GWh, in crescita rispetto ai 29,06 di aprile, segno che il mercato corre ancora sulla chimica tradizionale. Non a caso, si stima un costo di 10 miliardi di yuan, circa 1,3 miliardi di euro, nella ricerca sugli elettroliti al solfuro, considerati centrali per rendere in futuro sostenibile il cambio di produzione, a conferma che la partita è apertissima, ma richiederà ancora tanta strada da fare.

Cosa sono le batterie allo stato solido

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Ma perché tanta attesa attorno a questa tecnologia? Per capirlo basta guardare a come è fatta una batteria. Le batterie allo stato solido sono, in sostanza, normali batterie agli ioni di litio in cui l'elettrolita, di norma liquido o in gel, viene sostituito da un elettrolita solido, da cui il nome. Una differenza che pare minima ma che cambia tutto. Il primo vantaggio di queste celle è che possono immagazzinare più energia a parità di peso e dimensioni. Ciò significa che si possono percorrere distanze molto più lunghe con una sola carica, si parla addirittura di oltre 1.000 chilometri. Un altro vantaggio importante è la velocità con cui queste celle possono essere ricaricate. Rispetto alle celle a elettrolita liquido, queste possono essere ricaricate fino a 4 o 6 volte più velocemente. Ciò significa che i tempi di sosta per ricaricare la batteria possono essere simili a quelli necessari per fare il pieno di benzina. C'è poi la sicurezza: eliminando l'elettrolita liquido, infiammabile, si azzera quasi del tutto il rischio di incendi o esplosioni anche in caso di urti o cortocircuiti, oltre a una migliore stabilità alle temperature estreme. Se i pregi sono evidenti, però, restano i nodi che la stessa Catl ha messo in fila: i costi di produzione ancora elevati per via dei materiali e di processi industriali poco maturi, e le criticità tecniche legate alla conducibilità alle basse temperature e alla durata delle interfacce. Ostacoli concreti, che spiegano bene perché il colosso cinese, pur in pole position nella corsa, predichi prudenza. La rivoluzione è in arrivo: solo, non così in fretta come molti speravano.

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