Il piano del Paese è di avere un parco veicoli composto al 60% da EV entro il 2060, per farlo è già in atto un piano di esenzioni fiscali. Il vero limite è rappresentato però dall'infrastruttura energetica
Marco Bruckner
13 agosto - 16:20 - MILANO
Quando si parla di transizione elettrica, ci si può illudere che il tema riguardi solo l'Unione europea, il Regno Unito e, naturalmente, la Cina. Tuttavia, anche in altre aree del mondo, tra cui l'Africa, sono presenti piani e legislazioni che puntano a un passaggio - più o meno graduale - all'alimentazione elettrica, lasciandosi quella endotermica alle spalle. Le problematiche incontrate, tra l'altro, possono essere del tutto simili a quelle che si ritrovano ad affrontare quotidianamente governi e vertici delle case auto europee. Un esempio perfetto è quello della Nigeria, Paese che nel 2022 ha approvato un piano per la transizione energetica il quale prevede che entro il 2060 il 60% del parco veicoli sia composto da mezzi elettrici. Un piano che comprende incentivi per l'acquisto di EV - quali l'esenzione dall'Iva e dal 2026 l'azzeramento dei dazi d'importazione -, affiancati allo stesso tempo da "disincentivi" per le auto endotermiche, su tutti l'abolizione dei sussidi per la benzina attuata dal 2023. La strada per l'obiettivo preposto, tuttavia, rimane parecchio lunga: non esistono dati ufficiali, ma stime riportate dalla Reuters ipotizzano che ad oggi solo circa l'1% dei veicoli circolanti nel Paese sia elettrico. Un problema di per sé, a cui va aggiunto quello ancora più imponente della capacità dell'infrastruttura elettrica stessa.
il problema dell'infrastruttura
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Quello della diffusione dei veicoli elettrici non è il solo ostacolo alla transizione presente in Nigeria. Un problema più grande - e di più complicata risoluzione - è infatti rappresentato dall'infrastruttura elettrica: la rete nazionale dispone di una capacità di 4.000 megawatt (MW) e deve servire oltre 200 milioni di persone. Un dato che rende il Paese africano uno di quelli con la più bassa disponibilità di energia elettrica pro capite al mondo, almeno tra le principali economie. Una situazione che costringe già oggi famiglie e azienda a utilizzare generatori elettrici alimentati a benzina o gasolio per sopperire alle mancanze della rete nazionale. Anche l'infrastruttura da cui dipendono i veicoli elettrici - stazioni di ricarica, ma anche concessionari - si affida a questi generatori, indispensabili in caso di guasti sulla rete. Questo il commento a riguardo di Bolanle Boboye, dirigente di Saglev, il primo produttore nigeriano di veicoli elettrici, affiliato alla cinese Dongfeng: "Se aspettiamo che l'elettricità diventi perfetta prima di adottare i veicoli elettrici, il resto del mondo ci lascerà indietro - prosegue -Anche quando i veicoli elettrici vengono ricaricati con elettricità prodotta da generatori diesel, possono comunque contribuire a ridurre le emissioni complessive".
ibride e moto
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Come altri Paesi che si sono impegnati nel passaggio all'elettrico, anche in Nigeria molti analisti stanno valutando opportunità più realistiche per una transizione graduale. Tra questi una maggiore diffusione di veicoli ibridi, che han il vantaggio di ridurre notevolmente la componente endotermica senza però imporre necessariamente una ricarica elettrica per aumentare l'autonomia, e di moto elettriche. In Nigeria infatti circolano oltre 15 milioni di motociclette e quella dei motociclisti è una delle categorie più colpite dal taglio dei sussidi sul prezzo della benzina.








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