Dengue, Chikungunya e West Nile si stanno stabilizzando in Italia, con il 2025 anno record per i casi autoctoni
Daniele Particelli
15 giugno - 15:13 - MILANO
Da qualche anno a questa parte tante malattie in passato considerate esotiche come Dengue, Chikungunya e West Nile virus, legate ai viaggi in zone tropicali o subtropicali del mondo, hanno iniziato progressivamente a radicarsi anche nel territorio italiano, complice il cambiamento climatico che continua ad ampliare le aree geografiche esposte e ad allungare le stagioni di rischio. Proprio le arbovirosi, tutte queste zoonosi causate da virus trasmessi da vettori artropodi come zanzare, zecche e flebotomi sono state al centro del congresso "Arbovirosi: nuove sfide per l'Italia", organizzato a Verona dall'IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar con la partecipazione di rappresentanti del Ministero della Salute e dell'Istituto Superiore di Sanità.
perché il clima sempre più caldo aumenta i rischi
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I dati presentati durante l'evento non sono tra i più rassicuranti. Il legame tra l'aumento delle temperature e la diffusione delle arbovirosi è documentato da solide evidenze scientifiche, come il fatto che per ogni grado di temperatura in più, nella fascia compresa tra i 23° e i 32° C, la trasmissibilità delle principali arbovirosi aumenta in media di oltre il 20%. Il dato è emerso dall'analisi di tre studi internazionali pubblicati su Frontiers in Climate, Tropical Medicine and Infectious Disease e Parasitology & Vector-Borne Diseases, e ha delle evidenti implicazioni anche per il nostro Paese, sempre più esposto a condizioni climatiche favorevoli alla sopravvivenza e alla proliferazione delle zanzare.
Un'analisi di 45 ricerche condotte nei Paesi a più alta incidenza di Dengue - Brasile, Indonesia e India - ha calcolato un rischio del 16% in più per ogni incremento di un grado, mentre uno studio sui 1.145 casi di West Nile registrati in Italia tra il 2012 e il 2020 ha identificato la temperatura media dell'aria come il principale fattore predittivo della malattia, con un aumento del 32% di rischio per ogni grado centigrado aggiuntivo. Per la Chikungunya, invece, l'effetto del calore diventa particolarmente marcato al di sopra dei 28° C.
Perché le zanzare tigre stanno vincendo?
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Il meccanismo attraverso cui il clima favorisce la diffusione delle arbovirosi è duplice. Da un lato, le temperature più alte accelerano il ciclo riproduttivo delle zanzare tigre, rendendo più rapida la produzione di nuove generazioni. Dall'altro, gli inverni sempre più miti non sono più in grado di decimare le larve come avveniva in passato in Italia, con il risultato di una stagione attiva anticipata e prolungata.
"È l'effetto combinato sul ciclo riproduttivo delle zanzare e sulla stabilità di temperature più miti durante l'inverno". Le arbovirosi non sono più eventi importati e sporadici, ma si stanno progressivamente stabilizzando nel nostro territorio", ha dichiarato Federico Gobbi, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali dell'Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.
I numeri italiani
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Il 2024 è stato l'anno record per il West Nile in Italia, con oltre 700 casi a livello nazionale e il più grande focolaio mai registrato in Europa, identificato a Fano con 223 casi. Il 2025 ha invece segnato un anno eccezionale per la Chikungunya: 469 casi totali, di cui ben 384 autoctoni da trasmissione locale (contro i soli 17 dell'anno precedente) e solo 85 legati a viaggi all'estero. Anche per il West Nile il 2025 ha rappresentato un anno record, con 274 casi, che hanno fatto dell'Italia il Paese più colpito in Europa.
Di fronte a quello che è ormai un dato di fatto, gli esperti sostengono che sia fondamentale farsi trovare preparati all'inevitabile aumento di queste arbovirosi in Italia a 360 gradi, da una maggiore attività di sorveglianza e monitoraggio alla possibilità di utilizzare i vaccini ad oggi disponibili per Dengue e Chikungunya non solo per i viaggiatori diretti in zone endemiche ma anche in caso di epidemie autoctone.
"La vera sfida risiede nella capacità di non farsi trovare impreparati. È fondamentale mantenere un monitoraggio costante e una sorveglianza attiva anche in assenza di criticità evidenti. Solo attraverso una prevenzione continua e strutturata è possibile intercettare precocemente i segnali di rischio prima che si trasformino in focolai diffusi", ha sottolineato Anna Teresa Palamara, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell'ISS.










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