Gli spot pubblicitari durante gli “Hydratation break” non stanno piacendo. La Fifa ha introdotto un time out da tre minuti per tempo, in cui ogni spazio vale milioni
“Watergate”. Nel titolo geniale dell’Independent c’è tutto lo scandalo che sta montando in questi giorni in America durante le partite in tv trasmesse da Fox. Il gioco di parole rimanda al Watergate che obbligò il presidente Nixon a dimettersi, all’acqua per idratarsi in campo e ai time-out di fatto introdotti nel calcio. Un calcio inevitabilmente diverso. Tanto che Telemundo, il canale in spagnolo, non ha perso un secondo. Il giornalista Alejandro Berry s’è rivolto così agli ascoltatori: “Noi non mandiamo in onda spot pubblicitari durante la pausa per idratarci. Unitevi a noi per godervi il football senza interruzioni”. E anche su Fox i commentatori non hanno perso tempo a manifestare il loro imbarazzo. Carli Lloyd, ex campionessa di calcio, è andata giù dura: “La detesto”. L’interruzione, s’intende.
non solo acqua
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Il Watergate era lo scandalo vero, dal nome dell’hotel di Washington dove nel ’72 uomini del partito Repubblicano cercarono di installare microspie per ascoltare i democratici prima delle elezioni. Due giornalisti del Washington Post, Bob Woodward e Carl Bernstein – Robert Redford e Dustin Hoffman in “Tutti gli uomini del presidente” –, indagarono e fecero saltare Nixon. “Water”, acqua, c’entra sempre. Certo, il fatto non è così grave come cinquantaquattro anni fa. Ma il calcio ha le sue regole. Anche negli Usa, non proprio depositari della tradizione, tanto che lo chiamano “soccer”, non va giù che la Fifa si sia inventata le due pause per bere. “Hydratation break”: due veri e propri time out come nella Nba, nel football americano, nella pallavolo. Anche perché alla prima partita i telespettatori si sono persi un bel po’ di azioni: gli spot sono andati un po’ lunghi. Proteste a non finire.
salute e sport
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A dicembre la Fifa aveva annunciato che le partite sarebbero state interrotte a metà del primo e del secondo tempo per tre minuti. Obiettivo: far bere i giocatori. Giustissimo. Nel ’94 non era stato necessario, ma il clima è cambiato. Si parla di 1,3 gradi in più. Venerdì sera alle sette Manhattan è stata squassata da una pioggia torrenziale di mezz’ora mentre il caldo aumentava. Tropici del nord. Un gruppo di 21 scienziati ha scritto alla Fifa chiedendo di allungare le pause e “rinfrescare” gli spogliatoi. Lo strano è che queste pause sono obbligatorie anche negli stadi in cui fa fresco o ci sono coperture. Cioè, oltre la salute dei giocatori, ci sono i sei minuti in cui alle tv “è permesso” di mandare in onda spot.
il grande affare
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Due conti: 6 minuti a partita fanno 624 minuti in 208 interruzioni nel Mondiale. Michael Johnson, analista per S&P Global, ha detto che ogni spazio pubblicitario “può raggiungere prezzi da Super Bowl, tra i 7 e i 9 milioni di dollari”. Le tv avrebbero un obbligo: riempire soltanto 2 minuti e 10”, mandando gli spot dopo 20” dal fischio a interrompendoli a 30” dall’inizio della ripresa. Fox invece ha fatto perdere un bel po’ di azioni, ma è anche la tv che minacciò la Fifa per lo spostamento di Qatar 2022 in inverno e in cambio ottenne il 2026 per soli 500 milioni: per gli analisti valgono un miliardo e mezzo. Alexi Lalas, ex Padova, calciatore rocker ora in giacca e capelli corti, commentatore Fox, ha definito lo stop di Messico-Sudafrica “la fine del primo quarto”, beccandosi la critica della Lloyd, altra commentatrice. Ma Lalas ha ragione: nel calcio sono nati i time out, altra invenzione americana che risale a fine Novecento nel football americano. Per sistemare la squadra, non per bere.
arma per i ct?
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Il discorso commerciale incrocia quello tecnico. “Non mi piace”, ha detto il ct Usa Pochettino: “Mi va solo quando le condizioni sono estreme. Ma quando le condizioni sono buone, è superfluo”. Idem Deschamps, ct francese: “Cambia completamente il calcio, magari una squadra va benissimo e tre minuti fanno perdere il ritmo”. Martinez, ct del Portogallo, la vede come lui. I time-out sono arrivati nel 2014 in Brasile, ma un minuto circa e solo quando il caldo obbligava l’arbitro a fermare il gioco, con la temperatura del bulbo umido (un parametro con calore, umidità, vento e copertura nuvolosa) oltre i 32 gradi. Il time out diventerà un’arma tattica per gli allenatori più strategici o fortunati, come i cinque cambi.
il futuro
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Magari una statistica finale dirà quanto e se avranno cambiato i risultati. Ma sarebbe bello vederli, questi time out. Solo Telemundo lascia le telecamere sul gruppo in cerchio: “Siamo una delle pochissime tv al mondo a farlo. Dobbiamo poter vedere cosa fanno i giocatori”. Mentre, su Fox, il commentatore Ian Dark diceva al primo stop dell’inaugurale: “La pausa per idratarsi è alimentata da…”. Solo che a Città del Messico c’erano 23 gradi. La maschera verrà svelata presto, dopo il Mondiale. Vedremo se il time out resterà per aumentare gli affari televisivi, cambiandolo più del Var, o se sarà circoscritto al baraccone americano. Si chiama “Hydratation break” ma sembra più “piccolo spazio pubblicità”, per dirla alla Vasco.









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