Allegri e la gestione di Leao: dalla migrazione tattica alle carezze, cosa fa Max con Rafa

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Il tecnico livornese è solo l'ultimo di una lunga lista di allenatori che hanno dovuto scegliere quale strada prendere con il portoghese. Risultati non luccicanti, e fra meno di tre mesi il 10 rossonero compirà 27 anni

Marco Pasotto

Giornalista

19 marzo - 19:41 - MILANO

Già solo il fatto che puntualmente - ogni anno da sette stagioni a questa parte - si ripresenti la questione, certifica l'esistenza del problema. E succede, in queste dimensioni e con questa costanza, soltanto con lui. A meno di tre mesi dal suo ventisettesimo compleanno, ci si ritrova ancora a discutere sulla vita in rossonero di Leao. Sul suo grado di maturità, come fosse un neo maggiorenne. Riflessioni che si portano dietro le solite domande: quando farà il salto di qualità? Quando garantirà continuità? Quando sarà davvero un punto di riferimento? Vale la pena continuare a insistere su di lui o le strade dovrebbero separarsi?

modalità

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È un elenco di quesiti che proseguono a restare senza risposta. Lungo gli anni ci sono stati tanti momenti in cui l'interruttore è sembrato realmente restare fisso su "on", salvo poi disilludersi puntualmente. L'incompiutezza di Rafa ovviamente porta con sé tutti gli allenatori che ci hanno avuto a che fare. Scorrendoli, e scorrendo le svariate modalità intraprese nella gestione del giocatore, si potrebbe fare un trattato di psicologia applicata. Fino a questo momento il tecnico che gli ha spremuto le cose migliori è stato Pioli. L'allenatore della "porta sempre aperta per Rafa", con Leao che confermava di essere "il giocatore che ha passato più tempo nel suo ufficio" e che "Pioli è come un padre per me, mi ha fatto diventare uomo". Poi sono arrivati Fonseca e Conceiçao, e la situazione è degenerata tra panchine punitive, punture pubbliche e una gestione che non ha giovato al 10 rossonero.

progetto

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Allegri, che in carriera ha allenato Ronaldo, con Rafa si è posto in maniera molto chiara: schiettezza e stima calcistica. Dopo le ruvidezze della scorsa annata, Max ha ripristinato un rapporto sicuramente più simile a quello che aveva Pioli. Ovvero facendo sentire il portoghese al centro del progetto senza però mettere l'individualità davanti al bene collettivo. Com'è andata? Benissimo no, ma abbastanza bene sì. Ci sono stati momenti in cui Allegri ha lo ha stimolato pubblicamente - quel "Rafa non mi far inc...re" urlato prima del suo ingresso in campo con la Juve a Torino è passato alla storia -, altri in cui ci ha discusso per placarlo. Come a Como, quando il tecnico ha deciso di far calciare il rigore a Nkunku e ha dovuto blandire sul momento Rafa, che non l'aveva presa benissimo e si era girato verso di lui con atteggiamento non proprio sereno: "Rafa, Rafa! Ho deciso io!", gli aveva detto mostrandogli per due volte il pollice in alto.

abbraccio

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Un intervento che aveva raggiunto il suo scopo, Allegri aveva spento sul nascere una potenziale polemica, cosa che invece non è riuscita all'Olimpico. Max quando lo ha sostituito ha provato ad abbracciarlo, a calmarlo, ma Rafa si è ritratto, ha scansato quell'abbraccio e si è messo a tirar calci alla borsa frigo, colpita con quella cattiveria che fino a quel momento non aveva usato col pallone. Nel dopogara Allegri ha minimizzato, spiegando il nervosismo del giocatore con alcuni mancati passaggi da parte dei compagni (Pulisic). Con la Lazio il portoghese è uscito di scena a metà ripresa, ma va detto che lungo la stagione ci sono state diverse partite simili a quella di Roma in cui Max lo ha tenuto in campo nonostante difficoltà evidenti e un atteggiamento poco consono. Insomma, lo sfogo di Leao non può essere un "why always me?" alla Balotelli. Non regge. Il nervosismo del numero 10 semmai trova radici anche in due fattori che non dipendono strettamente da lui: il primo è l'obbligo della sgradevole convivenza con la pubalgia, che lo limita e lo depotenzia. Il secondo è la migrazione tattica a cui l'ha condotto Allegri, che lo sta trasformando - o quanto meno, ci sta provando - da esterno a punta centrale. È un ruolo diverso e, per quanto Rafa si sia adattato, non pare un grande upgrade. Ha funzionato nella prima parte dell'anno, poi è saltato tutto. Nonostante questo, il rapporto fra i due non è in discussione, anche perché Allegri è perfettamente consapevole del valore complessivo di Leao anche agli occhi del club: erodere i rapporti non gioverebbe a nessuno.

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