Alcol e fegato grasso: chi concentra i drink in poche ore rischia molto di più

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 chi concentra i drink in poche ore rischia molto di più

Secondo uno studio, il fegato non fa la media: un eccesso di alcool episodico pesa più di tanti piccoli consumi distribuiti

Eu.Spa.

28 aprile - 10:12 - MILANO

Molti di noi hanno in mente una specie di contabilità personale sull'alcol: durante la settimana si beve poco o niente, poi il sabato sera si recupera, magari con qualche bicchiere di troppo. Una logica da "quota settimanale" che sembra ragionevole, quasi virtuosa. Ma uno studio appena pubblicato su Clinical Gastroenterology and Hepatology suggerisce che non lo è affatto, almeno per quel che riguarda il fegato.

Binge drinking

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La ricerca ha analizzato dati raccolti tra il 2017 e il 2023 su oltre 8.000 adulti con steatosi epatica metabolica, cioè il cosiddetto fegato grasso, che colpisce circa un adulto su tre ed è legata a sovrappeso, obesità, diabete di tipo 2, pressione alta e colesterolo elevato. Non è una malattia da alcolisti: si sviluppa per ragioni metaboliche, indipendentemente dal consumo di alcol. Ma l'alcol, si scopre, c'entra comunque. E il modo in cui si beve conta più di quanto si pensasse. 

Il punto centrale dello studio è la distinzione tra due modalità di consumo: distribuire l'alcol nel tempo, qualche bicchiere qua e là nell'arco della settimana, oppure concentrarlo in un'unica sessione. Il consumo episodico eccessivo viene definito come quattro o più bevande alcoliche in un giorno per le donne, cinque o più per gli uomini, almeno una volta al mese. Chi rientra in questa categoria, pur bevendo in media la stessa quantità di chi distribuisce il consumo, ha quasi tre volte più probabilità di sviluppare fibrosi epatica avanzata, cioè la formazione di tessuto cicatriziale nel fegato che, nel tempo, può evolvere in cirrosi, insufficienza epatica o cancro al fegato. Più del 50% degli adulti inclusi nello studio ha dichiarato di bere in modo episodico eccessivo, e quasi il 16% dei pazienti con fegato grasso rientrava in questa categoria. 

Fegato e matabolismo

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"Di solito, i medici guardano alla quantità totale di alcol consumata, non a come viene consumata, per valutare il rischio per il fegato", spiega Brian P. Lee, epatologo e specialista in trapianti di fegato, autore principale della ricerca. "Ma la nostra ricerca suggerisce che le persone devono essere molto più consapevoli del pericolo del consumo eccessivo occasionale di alcol, e dovrebbero evitarlo anche se bevono con moderazione nel resto del tempo". 

In pratica, secondo i ricercatori, quando si ingeriscono grandi quantità di alcol in poco tempo, il fegato viene sommerso di lavoro. Non riesce a metabolizzare tutto, si infiamma, e l'infiammazione ripetuta porta alla cicatrizzazione dei tessuti. Chi ha già il fegato grasso parte da una condizione di maggiore vulnerabilità, e l'aggiunta di un sovraccarico acuto e intermittente accelera il danno in modo sproporzionato rispetto a chi distribuisce il consumo in dosi più piccole e gestibili. Più bevande si consumano in una singola occasione, maggiore è la fibrosi riscontrata: il rapporto tra intensità dell'episodio e danno tissutale è lineare. 

schema di consumo

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Lee ammette che i pazienti gli chiedono spesso se, non bevendo nei giorni feriali, possono bere di più nel weekend, come a compensare. "E la risposta è sempre no: lo schema di consumo episodico è particolarmente dannoso rispetto a distribuire l'assunzione di alcol in un arco di tempo più lungo". Tradizionalmente, i medici chiedono al paziente quante unità alcoliche consuma. Ma questo approccio, secondo lo studioso, andrebbe rivisto: "I dati ci dicono che lo schema di consumo è importante almeno quanto la media dei drink consumati". 

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