Ci saranno i vicepremier di Lega e Forza Italia, Matteo Salvini e Antonio Tajani, i leader di Italia viva e Noi Moderati, Matteo Renzi e Maurizio Lupi, delegazioni di Pd e M5s. Ma inevitabilmente i riflettori si accenderanno anche sulle assenze. E' conto alla rovescia per il ricevimento dell'Independence Day offerto dall'ambasciatore Tilman J.Fertitta a Roma che, quest'anno, si terrà a ridosso di uno scontro durissimo tra Donald Trump e Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio sarà impegnata nel pomeriggio a Padova per il congresso della Uil e al momento non è prevista la sua partecipazione a Villa Taverna.
In ogni caso, il governo sarà rappresentato: sono attesi ministri di peso (ci sarà quello della Difesa Guido Crosetto, e Tajani dovrebbe tenere un discorso) insieme al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Il messaggio che trapela è all'insegna della distensione: al netto delle esternazioni di Trump e dei contrasti che possono esserci tra alleati, per Roma le relazioni transatlantiche restano fondamentali. "Le nostre esportazioni sono cresciute del 3,3% complessivamente e del 7,2% nel mercato degli Stati Uniti", ha rilevato in giornata il ministro Adolfo Urso alla vigilia dell'evento (a cui parteciperà).
A dare forfait, invece, saranno i leader del campo largo. Non ci saranno Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs; non si farà vedere la segretaria del Pd Elly Schlein; Giuseppe Conte si assenterà a causa di impegni pregressi (in agenda ha la presentazione a Napoli del suo libro). Di contro, sono attese delegazioni dei partiti, dai dem ai 5 stelle. Varcheranno le soglie di Villa Taverna esponenti di spicco del Pd: il capogruppo al Senato e braccio destro di Schlein, Francesco Boccia; l'ex titolare della Difesa e presidente del Copasir Lorenzo Guerini, la deputata Lia Quartapelle ed altri. A testimoniare che gli Stati Uniti restano un alleato strategico dell'Italia e - per dirla con le parole di Guerini - che "il 4 luglio è la festa dell'Indipendenza, non il compleanno di Donald Trump".
Orientato per il no anche il segretario di Più Europa Riccardo Magi, mentre ci sarà Benedetto Della Vedova: "Credo che andrò - risponde il radicale -, pensando agli Stati Uniti di ieri e di domani". Niet anche da Carlo Calenda che, peraltro, ha raccontato di non aver ricevuto l'invito dell'ambasciata americana quest'anno. E, infine, non si farà vedere nemmeno Roberto Vannacci che, al contrario, ha spiegato di essere stato invitato ma di non poter partecipare in quanto impegnato a Bruxelles.
"Italia e Usa su tanti dossier parlano la stessa lingua - diceva Giorgia Meloni durante l'ultima cerimonia di villa Taverna. La "compattezza dell'Occidente" che questo buon rapporto può agevolare è "un bene", "a maggior ragione quando il nostro punto di vista non dovesse essere coincidente". Parole che a distanza di un anno suonano quasi profetiche.
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