Adriano Pennino: ''Gino Paoli mio padre artistico, con lui se ne va caposcuola cantautori''

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Il maestro all'Adnkronos racconta i suoi 25 anni accanto al grande cantautore genovese: ''Per me se n'è andata una persona di famiglia''

 ''Gino Paoli mio padre artistico, con lui se ne va caposcuola cantautori''

24 marzo 2026 | 20.17

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"Per me Gino Paoli è stato una sorta di padre artistico. È stato uno che mi ha scelto". Così il maestro Adriano Pennino ricorda all’Adnkronos l'amico Gino Paoli, scomparso a 91 anni, ripercorrendo un sodalizio umano e musicale durato oltre venticinque anni. "Ho iniziato a suonare con lui la melodica, poi mano mano il pianoforte - racconta - sono diventato una sorta di capo orchestra, poi il suo produttore e arrangiatore. Abbiamo fatto 25 anni di musica insieme, notte e giorno". Un legame, sottolinea Pennino, che andava ben oltre il lavoro: "Sapere della sua morte per me è stato un dolore fortissimo, perché è come se se ne fosse andata una persona di famiglia". Dal punto di vista artistico e umano, spiega ancora Pennino, Paoli "era uno che, se decideva di fidarsi, lasciava campo libero. Certo, dava sempre delle indicazioni, ma ti faceva esprimere". Tra i ricordi più intensi, Pennino ne cita uno in particolare: ''Ricordo quando lavoravamo a 'Quattro amici'. Nel disco c’era un brano, 'Matto come un gatto', una protesta contro la guerra. Gino mi chiamò al telefono e mi lesse il testo e io mi commossi, perché era di una profondità pazzesca".

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''Il nostro era un legame musicale ma anche intellettuale - aggiunge - Un 'amore' veramente artistico, questa è la parola giusta''. A un certo punto le loro strade si sono separate: ''Ci siamo un po’ persi quando lui ha iniziato a fare cose più jazzistiche, mi sembra tra il 2010 e il 2011. La vita ti porta a fare altro''. Ma il rapporto non si è mai spezzato davvero: "Negli ultimi tempi ci eravamo riavvicinati tanto. La scorsa estate abbiamo passato una giornata intera insieme a rievocare tutte le avventure fatte. La cosa incredibile è che lui ricordava dettagli che pensavo di ricordare solo io. Ci siamo fatti un sacco di risate, è stato emozionante. In questo ultimo periodo ci siamo sentiti tanto. Per questo la sua morte è stata una perdita enorme, sia musicalmente che umanamente. Con la morte di Gino è finita la scuola dei cantautori. Paoli ha veramente inventato questo mestiere insieme ad altri, come Fabrizio De André e Paolo Conte, però è stato lui il vero caposcuola", conclude Pennino. (di Alisa Toaff)

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