Addio a Cesare Castellotti, volto storico di 90° minuto

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Era il corrispondente da Torino per la trasmissione cult della Rai. Carlo Nesti: "Un professionista perfetto"

Germano Bovolenta

Collaboratore

5 febbraio - 21:45 - MILANO

Se n’è andato Cesare Castellotti, volto popolare della Rai. Si è spento oggi a Torino. Aveva 86 anni. Era uno dei "ragazzi" di Paolo Valenti, il capitano della squadra di 90° minuto. La trasmissione tv, “sorella” di Tutto il calcio minuto per minuto, nata nel 1970. Castellotti da Torino, Marcello Giannini da Firenze, Giorgio Bubba da Genova, Luigi Necco da Napoli, Tonino Carino da Ascoli, Gianni Vasino da Milano, Ferruccio Gard da Verona. Ancora oggi molti ragazzi di quel tempo li citano come se fossero la formazione di una squadra. 

audience

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Novantesimo è stato il programma sportivo di maggior popolarità. Alle 18.15 di ogni domenica chiamava a raccolta 10 milioni di spettatori. Se ha avuto un’audience così grande, come ha sottolineato il critico Aldo Grasso, è proprio perché seguiva un rigido copione. Cesare Castellotti da Torino era sempre impietrito, faceva la parte del cronista imperturbabile. Un anno con i baffi, un anno senza. Alto, massiccio, voce baritonale, non si scomponeva mai. Indossava vistose giacche quadrettate, tutti i bottoni abbottonati, e listate da cravatte non sempre intonate. Racconterà: "Ma credo di non essere mai stato eccessivo. A parte qualche giacca, una in particolare, di velluto, a quadri marroni e giallini, era stata un regalo del grande sarto Litrico. Mi disse che ero un uomo di spettacolo. Mi spiegò che serviva qualcosa che si facesse notare". 

cuore toro

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Castellotti piaceva molto al suo capo Valenti, che diceva: "Cesare nei collegamenti è perfetto". Il direttore Villy De Luca sembrava perplesso: "Mi pare freddo". Ma Valenti non aveva dubbi: "Dai retta a me, Castellotti è distaccato e questa è la sua grande forza. Poi non farà mai capire per chi tifa. Non è solo la voce di Torino, ma anche una bella icona popolare". Ma per chi faceva il tifo Castellotti? Alcuni anni fa si è sbilanciato: "Sono di Pinerolo, non sono mai stato un vero tifoso, ma in famiglia il cuore era granata". 

L’imitazione di Teocoli

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Carlo Nesti, altro storico giornalista torinese della Rai, lo ricorda così: "Cesare è stato il mio capo per quasi vent’anni. Grande e nobile professionista. È stato, nella Rai di Torino, prima segretario di redazione, e poi responsabile del nucleo sportivo, formato da Beppe Barletti, Franco Costa, Federico Calcagno e me. È diventato Gianduia Vettorello nella spassosa imitazione di Teo Teocoli a Mai dire gol. Ha amato più il golf, la sua vera passione, che il calcio. E ha adorato il Brasile, la sua terra promessa". 

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