(di Beatrice Campani)
Addio pantaloni skinny, ma anche
costruzioni super oversize d'ispirazione streetwear, il nuovo
codice di stile della moda maschile per la primavera/estate 2027
aderisce a quello che possiamo chiamare soft tailoring: è uno
stile sartoriale aggiornato, contemporaneo, dal fit rilassato,
pensato per soddisfare anche i più giovani ma anche attento alle
nuove esigenze climatiche.
I must have? Giacche morbide come cardigan, camicie dal tocco
etno-chic e blazer sartoriali con spalle ampie e proporzioni
evolute, soprattutto silhouette allungate (siamo passati dai
classici 75 cm agli 80 cm, dal collo all'orlo). Ma soprattutto
c'è un nuovo must-have, la 'shacket', ovvero un'evoluzione della
overshirt. Il nome è la crasi fra shirt e jacket, dunque un
nuovo modo di interpretare l'outerwear estivo: una costruzione
ibrida tra camicia e giacca destinata alle giornate dal meteo
imprevedibile, ma anche molto stilosa (tanti la abbinano con il
foulard annodato al collo). Alcune aziende la propongono in
lana, seta, lino o cotone grosso, ma c'è anche chi punta su
tessuti tecnici e performanti o con trattamenti vintage. Le
caratteristiche? Collo a camicia, costruzione morbida sfoderata,
tasche sul petto o ispirate a quelle delle sahariane.
Sono queste, in sostanza, le nuove regole di un'eleganza che
non costringe, protagonista di molte collezioni in mostra
all'edizione 110 di Pitti Uomo (16-19 giugno alla Fortezza da
Basso di Firenze, oltre 750 marchi in fiera). Il soft tailoring
include anche giacche doppiopetto, ancora oggi molto richieste,
che si alleggeriscono mantenendo intatta la propria
autorevolezza. Il guardaroba si arricchisce anche di giacche di
ispirazione Africa, con colli tipici dei paesi nordafricani, ma
anche di pantaloni naturalmente morbidi da accompagnare con i
sandali. Alcune aziende propongono completi sartoriali con
influenze workwear o addirittura con il pantalone bermuda o in
stile asiatico (piaceranno ai giovani). I materiali accompagnano
e valorizzano questa idea di leggerezza evoluta con mischie in
lana, lino e seta dalla mano impalpabile, talvolta arricchite da
una lieve componente elastica che ne amplifica comfort e
performance.
I colori? Trionfano i nuovi neutri come il grigio antracite,
tortora, beige, caramello e marrone, ormai definito il nuovo
nero, senza alcun dubbio. Piacciono sempre di più i toni
cipriati e polverosi, ma attenzione, come in ogni collezione
estiva non mancano i lampi di colore: rosso ciliegia, verde
foresta, blu profondo. Debuttano i degradé e le superfici
naturalmente sbiadite, le sfumature e vibrazioni cromatiche
autentiche ottenute senza ricorrere a lavaggi o tinture invasive
(c'è molto attenzione alla sostenibilità). Per i blazer
rimangono centrali le fantasie iconiche, come gessati, quadri,
pied-de-poule e Principe di Galles, ma debuttano anche curiose
lavorazioni come il jacquard con motivo maculato, che piacerà ai
più audaci. Tornano in auge anche il gessato e la riga
regimental, tributo all'eleganza in stile inglese. C'è anche chi
rispolvera le antiche tecniche di riparazione giapponesi (nate
nelle aree rurali come gesto di necessità e sopravvivenza) per
proporre capi sartoriali dalla superficie vissuta, stratificata,
attraversata dal tempo.
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