L'ex attaccante cileno: "Al Mondiale strafavorita la Francia, poi metto Spagna e Portogallo anche se Martinez fa troppo possesso palla. Zanetti a inizio stagione mi aveva detto...."
Il Mondiale di Ivan Zamorano è strano e malinconico: fa su e giù per gli Stati Uniti per commentare le partite, ma si diverte a metà. “Senza il mio Cile e l’Italia mi manca qualcosa”. Un pezzo di vita grosso così: 34 gol in nazionale, 40 nell’Inter dal 1996 al 2001. Lo incontriamo a Houston mezz’ora prima del 5-0 del Portogallo all'Uzbekistan di Cannavaro.
Ivan, com’è senza gli azzurri?
“Non è lo stesso Mondiale. Guardo la formazione dell'Italia e penso: ma dove sono i campioni? Baggio, Vieri, Totti… non c’è più nessuno che si può definire tale. Non c’è stato un ricambio generazionale, e in Cile è accaduto lo stesso. Non abbiamo ancora un allenatore eh, assurdo: e nemmeno l’Italia ce l’ha”.
Qual è stato l’errore?
“Il non capire che i campioni stavano finendo. Non c’è stata pianificazione. Con Mancini almeno c’era un’identità”.
Ora potrebbe tornare.
“Sarebbe una buona notizia per l’Italia. Ma quando chiami prima Spalletti e poi Gattuso, due così diversi in tutto, significa che non hai una struttura e non hai idee di cosa stai facendo. E infatti al Mondiale è andata la Bosnia...”.
E in Cile che succede, invece?
“Un gran casino. Sono passati otto mesi dalla fine delle qualificazioni, ovviamente un disastro, e non abbiamo ancora un allenatore. C’è Nicolas Cordova come c.t. ad interim, ma il futuro è preoccupante. Da noi si ragiona così: se vinci una partita ok, se perdi invece sono guai”.
Il futuro dell’Italia chi può essere?
“Pio Esposito, ma deve giocare. All’Inter è la terza punta. Uno così non puoi tenerlo in panchina. Pensi a come sono cambiati i tempi: oggi l’attaccante titolare degli azzurri non gioca dall’inizio nel suo club…”.
Un giudizio sulla stagione di Chivu?
“Un fenomeno: numero uno totale. Del resto, Zanetti me l’aveva detto a inizio stagione. 'Ivan, Cristian è bravo e farà bene'. Marotta, Ausilio e tutti quelli che sono lì hanno fatto un lavoro eccezionale”.
Un augurio per il prossimo anno?
“Che si possa vincere la Champions e vendicare la mazzata di Monaco. L’Inter cresce ogni anno. Bisogna alzare ancora di più l’asticella e puntare alla grande coppa”.
Chi vince il Mondiale, invece?
“La Francia è la più forte, strafavorita. Poi metto la Spagna, che sta giocando bene, e il Portogallo. Anche se Martinez deve smetterla col possesso palla: ne fa troppo. Tutte le altre nazionali sono un filo dietro”.
Anche l’Argentina di Messi?
“Fisicamente non è al top. A fine partita Leo era distrutto. Campionissimo, numero uno, ma qualcosina potrebbe pagare”.
E il Brasile di Ancelotti?
“Mi piace, ma manca qualcosa. Carlo è il numero uno insieme a Mourinho e a Guardiola, ma non lo vedo favorito. Anche lì, al netto di Vinicius e un Neymar a mezzo servizio, mancano i Rivaldo, i Ronaldo, i Ronaldinho. Quando le cose andavano male la risolvevano loro. Di sicuro è una squadra migliore rispetto a quella vista durante la fase di qualificazione”.
Ma nel 2030 l’Italia ci sarà?
“Me lo auguro. Non è Mondiale senza di voi”.








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