Si chiama sindrome da sovrallenamento o "del ciclista bruciato". E poi c'é la RED-S (Relative Energy Deficiency in Sport), che danneggia il corpo con l'insufficiente apporto energetico. Cresce il numero dei professionisti che, a sorpresa, annunciano l'addio alle competizioni perché prematuramente logorati nella testa e nel fisico dai sacrifici che questo sport impone. Ma anche dalla pressione per il raggiungimento degli obiettivi, in costante lotta con il computer che dal manubrio li sfida a dare sempre di più.
E chi non é un marziano alla Tadaj Pogacar, può pagare tutto ciò con perdita di motivazione, stanchezza persistente che non migliora con il riposo, apatia. E ancora, aumento della frequenza cardiaca a riposo, dolori muscolari persistenti e alterazioni psicologiche, come insonnia e irritabilità. Fino a vedere la bici trasformarsi da oggetto di divertimento in strumento di tortura. Così, mentre nel resto delle discipline sportive - dal calcio al tennis - aumenta la longevità, lo scorso anno sono stati oltre venti i ritiri, solo tra i protagonisti del World Tour di ciclismo. E, in uno sport che conosce la fatica nella sua espressione più brutale e per questo in passato ha pagato pesanti dazi al doping, si apre una nuova frontiera.
Ieri l'ultimo, inatteso, addio é arrivato da Simon Yates.
Trentatré anni, vincitore del Giro d'Italia 2025, a pochi giorni dall'inizio della nuova stagione ha annunciato il ritiro. "Ci ho pensato a lungo e sento che questo è il momento giusto per fare un passo indietro. Il ciclismo ha fatto parte della mia vita da quando ho memoria" ha scritto il britannico in una lettera pubblicata dalla sua squadra, il Team Visma-Lease a Bike.
Un caso simbolo é quello di Veronica Ewers. A dicembre la statunitense, 31 anni, ha annunciato lo stop dell'attività agonistica a causa di gravi problemi ormonali ed ai reni, provocati dalla sindrome RED-S. "Non ho il ciclo dal 2014. Le mie ossa sono deboli. Ho passato il 2024 e il 2025 cercando di guarire dopo i danni che ho causato al mio corpo nell'ultimo decennio, ma non ha funzionato" ha scritto su Instagram, aggiungendo: "Ho consultato il mio dietologo per rivedere i risultati delle analisi ed ero devastata". Da qui la decisione "di concentrarmi sul recupero completo e poi sulle prestazioni".
A metà dello scorso anno il velocista australiano Caleb Ewan ha preso in contropiede colleghi ed appassionati con il ritiro, all'età di 30 anni. Vincitore di 65 corse in carriera, 11 delle quali nei grandi Giri, correva per il team britannico Ineos con l'obiettivo di rilanciare una carriera che era crollata nelle ultime due stagioni. "In particolare la seconda metà del 2024 ha seriamente danneggiato il mio rapporto con lo sport", ha spiegato Ewan. "Nei miei 11 anni di carriera, ho ottenuto più di quanto avrei mai potuto immaginare, ma ciò che un tempo significava tutto per me oggi non ha più la stessa importanza" le sue parole di commiato.
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